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In questo periodo primaverile il must è intensificare “lo sport giusto per la prova costume” così come all’arrivo dell’autunno bisogna azzeccare quello "giusto per il proprio figlio”. Se escludiamo questi due periodi, con un po’ di fortuna abbiamo il resto dell’anno per dedicarci allo sport estraneo alla dualità (dubbia) “giusto-sbagliato”.

Dieci anni fa, il Consiglio d'Europa definiva lo sport “qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il  conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”.

Ora se ci mettiamo d'impegno e andiamo più a fondo nella questione sportiva, magari riusciamo anche a conferirle una qualità di cui c’è così tanto bisogno; proviamo quindi per un attimo a caratterizzare ciò di cui stiamo parlando. 


In realtà, lo sport in sé per sé non ha alcun valore, il valore risiede nelle persone che lo interpretano, persone che con la loro competenza, la loro professionalità ed il loro coraggio realizzano progetti di condivisione e di collaborazione. La singola attività sportiva non è lo sport, e lo sport non è giusto o sbagliato!


Piuttosto, sono le persone che amano lo sport a rendere gli ambienti che abitano più o meno funzionali, e sono loro che esercitano tutti i giorni un’attenzione speciale nei confronti di chi ripone fiducia in loro e nel loro operato. Per queste ragioni, impegnarsi nel conoscere se stessi ed essere disposti a sperimentarsi insieme ad altri a cavallo di un problema da affrontare, vuol dire puntare ad un cambiamento necessario e fisiologico. Ma per cambiare c’è bisogno di perseveranza, di spirito d’iniziativa, di una voglia di creare che unisca elementi preesistenti dando forma a qualcosa di nuovo e di fruibile.


 

In realtà lo sport è questo. È movimento. È sensibilità. È attenzione. È consapevolezza. È creatività. È stile. È tutto ciò che ci dà la forza di essere autonomi e responsabili nel prendere una decisione e nel portarla avanti in direzione degli obiettivi prefissi, anche e soprattutto in virtù di una collaborazione continua e dinamica. Ma non è neanche solo questo. Lo sport è anche espressione di quella coerenza che tracciamo tra il nostro pensiero, il nostro sentire ed il nostro comportamento. Una coerenza che finiamo per svelare, quando accettiamo il valore inestimabile del gioco e dei suoi rischi, attingendo ad un coraggio necessario affinché lo sport funzioni a favore della salute e del benessere delle persone, che né medaglie né riconoscimenti di alcun tipo possono sostituire.


Credere che i termini dello sport siano questi vuol dire cercare ogni volta la competenza necessaria per ristrutturare le aspettative di chi vuol formare i bambini valutando quello che non c’è e che bisogna stimolare proprio con lo sport, quasi fosse una terapia o un antidoto piuttosto che un piacere. 

È fondamentale credere che lo sport sia libertà e perché ciò accada bisogna sperimentarlo in linea con ciò che si sente nel momento in cui lo si interpreta, a qualsiasi età, in qualsiasi situazione e a qualsiasi latitudine. E solo quando un'esperienza di questo tipo “solcherà” il nostro cervello, allora sapremo di poter evitare il rischio di pensare che ci sia davvero uno sport giusto per la prova costume!