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triangolo pitagora

Se dovessi stilare una top five dei particolari ambigui dell’estate, che ho osservato, letto o su cui ho riflettuto, non avrei dubbi.
Al primo posto, l’affermazione di Paolo Montero - ex giocatore ed attuale allenatore FIGC - su Sportweek del 17 agosto. “In campo ho sempre cercato di dare il massimo. In maniera corretta o scorretta. […] Io voglio essere corretto nella vita, nel calcio devo vincere. Se no, vado a giocare a carte”. Non credo che il resto dell’intervista sia rilevante più di tanto, penso possano bastare le parole che ho estratto.
Al secondo posto: l’aggressività con cui le giocatrici della Nazionale Italiana di Pallavolo hanno esultato dopo un punto fatto alla Polonia, nella finale per il terzo e quarto posto dell’8 settembre, durante gli Europei ad Ankara, in Turchia. Ho visto alcune di loro urlarsi in faccia a pochissimi centimetri di distanza mentre altre si scontravano petto su petto. Il telecronista ha commentato l’esultanza (ammesso che di questo si trattasse) definendola bella o con un aggettivo di simile portata.
Al terzo posto, ma non ultimo, un articolo sul Corriere della Sera del 13 agosto, La carica dei bambini, in cui oltre a comprendere le spiegazioni di una collega - psicoterapeuta e psicologa - sono stati frapposti un segno zodiacale, l’infelicità (presunta) di grandi campioni che oggi vivono la loro età adulta, e una sfilza di quesiti che prendeva spunto dalla frase della celeberrima canzone di Gianni Morandi, uno su mille ce la fa.
Ora, fermo restando che gli adagi mal si prestano a risolvere delle problematiche annose e complesse, tento di collegare questi primi tre punti dando una forma a quello che potrebbe diventare un triangolo rettangolo, in cui come recita il Teorema di Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti.
Ecco. Io credo che sull’ipotenusa ci sia l’affermazione di Montero e che sui due cateti si possano rintracciare la smisurata aggressività della ragazze del volley e il mix estraniante del pezzo sulla precocità dei bambini nello sport.
Volendo poi concludere la classifica, al quarto posto si piazzano le conoscenze di un altro ex giocatore di nome Alessandro Del Piero, il quale in un'intervista del 24 agosto (di nuovo, fonte Sportweek) non solo sostiene che ad alti livelli l’egoismo vada contro l’interesse primario che è quello di vincere, ma anche che la linea societaria sia certamente quella di seguire le volontà degli allenatori, poi ci sono le regole del mercato e del budget. Se si estrapolassero degli hashtag verrebbero fuori in sequenza: #altolivello, #egoismo, #interesse, #vincere, #lineasocietaria, #volontà, #allenatori, #regole, #mercato, #budget. Anche in questo caso, non trovo necessario aggiungere altro.
Per finire, quest’anno mi taccio sull’uscita puntuale del dossier che fa capolino in autunno o in primavera (a seconda delle circostanze) e che avrebbe chiuso la top five. A riguardo, per chi volesse sapere come la penso sullo sport giusto, ho espresso il mio punto di vista nel duemiladiciassette, non credo serva ripetersi. Fin dove si riesce, è bello rinnovarsi. Sempre.