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"Spunti sportivi"

triangolo pitagoraLa specializzazione precoce si conferma un tema sportivo di cocente attualità ed emerge allo stesso tempo tra le pieghe del discorrere quotidiano e le linee di ricerca delle sedi universitarie.

Soffermarmi un attimo sull'argomento e tracciare un punto di vista stringato non è una brutta idea, visto che comunque questa rubrica mi induce ad inaugurare la stagione autunnale in concomitanza con l'imminente scadenza di ottobre.
Anzitutto, credo sia opportuno mettere in luce che, considerando la produzione di talenti, l’atteggiamento nei confronti dello sport differisce notevolmente tra un atleta-top e colui che chiamerò un atleta-base (intendiamoci, non sono affatto convinta del termine, ma lo faccio giusto per capirci). Una prima spiegazione potrebbe essere che nell’atleta-base il rinforzo non si lega in maniera indissolubile ai titoli o agli esiti conseguiti; rischio che si profila, invece, per l'atleta-top e neanche così di rado.
Ma c'è un’altra differenza, più articolata e meno evidente. Per determinati periodi, un mese, un anno, anche due, l'atleta-base si dedica a perfezionare una gestualità, sperimentando uno sviluppo graduale della percezione e delle funzioni esecutive corrispondenti, cosicché con ogni probabilità, ciascuna delle parti affinate diventa essa stessa un rinforzo, per via del suo rapporto con la gestualità completa. Un meccanismo, questo, che direi quantomeno efficiente.
Dall'altra parte, si stagliano i processi che caratterizzano l’atleta-top; le domande che mi vengono a riguardo, in questo momento, sono due. Quali sono i criteri di funzionamento utilizzati? E in base a questi, come vengono calcolati i tempi di sviluppo cerebrale del giovane a fronte della precocità con cui esprime le doti che gli vengono riconosciute?


A volte sento ancora dire: "a tutto c'è un limite", ma forse sono solo ricordi lontani del cortometraggio della Warner Bros. Da vedere o rivedere, a seconda delle generazioni.

 

Fonte dell'immagine: National Institute of Mental Health; Paul Thompson, Phd., UCLA Laboratory of Neuroimaging