consulenza

Consulenza psicologica
e psicoterapia

progetti editoriali

Progetti editoriali

corsi

Programmazione annuale
degli eventi

cresibilità

Cresibilità e dintorni

progetti

Progetti tra enti
scolastici e sportivi

riconoscimenti

Premi e iniziative

approfondimento

"Punti di vista"
La rubrica del mese

spunti sportivi

"Spunti sportivi"

progettazioneDi norma scrivo un punto di vista al mese, ma si sa, molte delle nostre abitudini sono saltate, e allora mi concedo un'edizione straordinaria dando spazio ad un particolare su cui rifletto da un po' di giorni.
Il mio lavoro prosegue, la quarantena non sembra fermare le idee, semmai le trasforma, ma la stanchezza che si accumula è diversa dalla solita, questo sì.
Finisco la giornata e segno come fatto quello su cui ho lavorato; i programmi servono anche a questo, ad accorgermi dell’impegno speso su qualcosa che trova un senso, e a sapere che l’indomani quel senso prenderà un’altra forma, di sicuro diversa, forse addirittura migliore.
Sento che il ricordo di un mese fa è sempre più distante, quasi remoto, mentre il futuro, anche quello più prossimo, è come se giocasse a nascondino con la perseveranza in cui confido.
Vado avanti osservando le persone con cui lavoro, credono in quello che fanno e sentono che è tempo d’imparare, anche se i modi di apprendere sembrano pochi e, a volte, risultano confusi. Per certi versi, deboli.
Vado avanti perché nel settore sportivo, qualsiasi legame, anche quello che ci unisce alla nostra passione, è un bene prezioso da tenere al sicuro; e così, per proteggerci dai rischi e lenire le sensazioni più pericolose, vado avanti. È questo il particolare che dicevo ed è il fulcro di una sfida immane aperta a tutti.

progettazioneOk, ci siamo. È il periodo in cui mensilmente pubblico un punto di vista e ammetto che nei primi giorni di questa fase così insolita, nell'ideare una programmazione di massima, ho fatto due conti in velocità e ho rinviato la stesura del pezzo a data da destinarsi. Al primo impatto, non intendevo scrivere qualcosa che risentisse delle contingenze e non ritenevo valido evadere, parlando di argomenti estranei al presente, che tra l'altro nella rubrica è la costante a cui m'ispiro.
Poi, però, questa mattina mi sono svegliata e ho pensato che no. Non l’avrei fatto, non avrei rimandato l’appuntamento, né con me stessa né con chi magari si aspetta che un punto di vista venga a galla anche adesso. Per cui, eccomi qui, alle prese con la tastiera e la volontà di confezionare un pensiero che rispecchi questo momento, in cui anche lo sport sta scrivendo la sua parte, a cavallo tra umorismo, approssimazione e leggerezza.
Le prime idee che ho avuto e su cui avrei lavorato sono queste tre.
Prima. Raccontare come sto customizzando le mie giornate al netto degli appuntamenti lavorativi che, a questo punto della stagione, raggiungerebbero il picco massimo della quantità e dell’impegno … . Troppo personale, potrebbe fregare meno di niente a nessuno. Scartata.
Seconda. Esprimere la mia opinione sulla funzionalità di uno stop forzato e sull’attitudine ad esplicitare soluzioni preconfezionate là dove non è detto si riesca a definire il problema … . Troppo complesso, distante dall’emergenza che stiamo affrontando. Scartata.
Terza. Spoilerare l'avanzamento del lavoro su Stop&Go 2.0 e accennare a come se la sta passando Vittoria alle prese con le sue recenti sconfitte e le sue sfide ibride, per metà sportive e per metà imprevedibili. Troppo rischioso, ai fini di una buona riuscita è importante custodire i punti salienti della trama. Scartata.
E allora?
E allora, boh! Mi sarebbe piaciuto fare un sondaggio per decidere assieme, ma la verità è che ora siamo tutti troppo coinvolti nel fronteggiare qualcosa di più grande di noi stessi, e nessuno starebbe dietro ad una questione superflua come questa. Quindi, alla fine, provo una scelta indipendente, a cui sono anche abituata, ma non per questo è detto sia quella preferibile.

progettazioneAnche oggi, allo scoccare delle dodici e trenta, è arrivata puntuale la chiamata d’ufficio. A turno, potrebbero essere Tim o Vodafone, ormai è assodato, e se sono impegnata neanche mi alzo. Ma oggi ero lì, affianco al telefono e istintivamente tacchete, ho risposto. Quasi senza volerlo, mi sono ritrovata in piedi vicino alla finestra che parlavo con un giovane psicologo, iscritto all’Albo da pochi mesi, desideroso di sapere del servizio di formazione individuale descritto sul nostro sito.
Ci siamo detti un po’ di cose per una decina di minuti, alla fine mi ha ringraziato e si è congedato con una richiesta affatto insolita, ovvero come avrebbe potuto fare per scegliere un buon corso di psicologia dello sport.
Appunto.
Ho risposto prospettando la presenza di un’offerta estesa e diversificata sul territorio nazionale, impossibile purtroppo sia da monitorare che da valutare, in quanto non ci sono parametri con cui stabilire la qualità di quello che c'è e nemmeno un albo ufficiale di consultazione. In sintesi, non vige alcun obbligo di adeguarsi a disposizioni particolari per elaborare un programma nel settore e quindi ognuno è libero di proporre quello che vuole.
La telefonata si è conclusa a stretto giro, entrambi sembravamo tuttosommato soddisfatti, lui di aver raccolto le informazioni che cercava, io di aver occupato la linea telefonica alla compagnia di turno. Alla fine della fiera, un suggerimento preciso avrei anche potuto darlo, ma sarebbe stato un filtro e visto che a pagare non sono io, non me la sono sentita.
In effetti, qui in Italia, queste situazioni sono sempre un po’ delicate e la difficoltà è dovuta al fatto che l’intervento di uno psicologo dello sport costringe ad una professionalità approfondita e multidisciplinare ed è molto improbabile che un corso sia strutturato sulla corposità della disciplina. Molto spesso, infatti, cosa succede? Che si faccia riferimento con maggiore efficacia ad un solo ambito; l’esempio più evidente, per intenderci, è quello in voga della preparazione mentale.

progettazioneDa ragazza sentivo forte la complicità del 1° gennaio e avviavo puntuale i progetti ad inizio anno. Ora le tempistiche sono cambiate, ma trascurare la fase di decollo di questo 2020 è impossibile, e svelare la mia propensione ad affrontare i problemi di lavoro mi sembra un bel modo per onorare la tradizione.
Ogni progetto sportivo al quale mi dedico, poco importa se grande, piccolo o di quale ambito esso sia, rappresenta per me una sperimentazione sul campo tramite cui aggiungo sicurezza e precisione al metodo che utilizzo.
Progettare è una questione di pratica e mi richiede un approccio sistematico fatto di regole, operazioni, valori oggettivi, che con il tempo trasformo in strumenti. Non è qualcosa di assoluto e definitivo e non significa raggiungere risultati particolari. Piuttosto ha a che fare con la cura dei rapporti umani implicati e il mio modo di processare le diverse strategie d’intervento, magari scoprendo dei dettagli che metto a disposizione degli altri.
Un modo efficace con cui io procedo è quello di identificare uno ad uno gli aspetti salienti del mio lavoro, scegliere il più adatto al contesto, studiare approcci e collegamenti, capire i problemi, trovare le soluzioni e coinvolgere l’ambiente nella sua complessità.
Ormai ho assodato che l’importante è non sentirmi in dovere di fare sempre e tutto, ma adoperarmi implementando tempi e spazi di esecuzione. I lavori possono rientrare in programmazioni medio-lunghe, lunghissime o concludersi in una settimana.