consulenza

Consulenza psicologica
e psicoterapia

progetti editoriali

Progetti editoriali

corsi

Programmazione annuale
degli eventi

cresibilità

Cresibilità e dintorni

progetti

Progetti tra enti
scolastici e sportivi

riconoscimenti

Premi e iniziative

approfondimento

"Punti di vista"
La rubrica del mese

spunti sportivi

"Spunti sportivi"

zlatan

Ricordo che da ragazza collezionavo profumi con grande slancio; ne ho anche le prove. Era un interesse nato da bambina, non so bene neanche come, e nessuno sembra saperlo al posto mio. Quello che ricordo di quel periodo, però, è che proprio durante le festività natalizie - nella fase in cui alla meraviglia dei regali subentra la freddezza delle “buste” - il mio primo pensiero andava ai risparmi che avrei presto programmato per aggiungere un’ennesima fragranza ed un’ennesima bottiglietta alla mia collezione.
I timbrini di Poochie e le gomme da cancellare mi avevano preparato al gusto della collezione, il passaggio successivo ai profumi è stato rapido e indolore. Soprattutto dal giorno della scoperta che Gabriela Sabatini, la mia tennista preferita, era finita inaspettatamente sull'anonima bottiglietta di un’eau de toilette. A quell’età non capivo né come né perché ci fosse finita, e a dire il vero il profumo non era così eccezionale come la giocatrice, ma l’importante, almeno per me, era quell’incontro tra due mondi lontani.
A distanza di anni, quella collezione arreda profumatamente il soggiorno della casa in cui abito, e mai avrei pensato che, da grande, dei fumetti sportivi avrebbero risvegliato dal letargo la mia attitudine (trasversale) a collezionare.
Ebbene sì, ho cominciato a raccogliere fumetti già da un po’; ma mentre la tempistica e la modalità con cui procedo si sono trasformate, l’entusiasmo no. Quello è rimasto lo stesso … complici anche i miei amici fumettisti - Chiara Karicola e Fabrizio Pluc - ed i loro impareggiabili consigli.
L’ultimo fumetto che ho acquistato, da profana del settore, mi viene da pensare, è a dir poco strepitoso. Il fluire della storia mi ha incuriosito in diversi momenti, dirottandomi spesso altrove; eppure la scorrevolezza del testo è una costante facilmente riconoscibile.
Ho letto il viaggio che viene descritto tutto d’un fiato, dall’inizio alla fine, e ne sono rimasta stupita ed attratta, come non avrei mai potuto prevedere.
In linea di massima, per ragioni che non sto qui ad esaminare, non ho alcuna propensione ad approfondire il calcio rispetto ad altri sport. E questo rende il tutto ai miei occhi ancora più intrigante. D'altro canto, è pur sempre vero che quando incappo in una storia raccontata bene - e questa lo era - cado puntualmente in tentazione, e mi ci perdo per giorni ... ora, considerata la mole di lavoro che ho da smaltire, mi chiedo se era proprio questo il momento di perdersi. Ma questo è un problema mio!

interdipendenza

Sono passati circa due anni da quando annunciavo (a cuor leggero) che avrei scritto un punto di vista al mese; allora, non credevo che intavolare le mie intuizioni, in maniera cadenzata, sarebbe stato così complesso, ma adesso ci siamo e, come si dice ... ogni promessa è debito!
Chiudo l’anno con poche righe, a cui però ho dedicato un tempo più lungo ed articolato del solito, forse in onore del duemiladiciotto e dei suoi dodici mesi, che mi hanno fornito spunti di ogni genere.
La premessa da cui parto è piuttosto spartana.
Per me sfidare lo sport è un dovere e una necessità, e lo sarà ancora negli anni a venire, almeno fin quando sentirò il desiderio di affermare questo settore come una fonte di energia da rinnovare.
Le sfide con cui mi misuro giornalmente sono diverse e numerose.
Al momento, qual è la più attraente?
Forse quella di ribadire con puntualità un obiettivo che è cruciale, valorizzare i processi interni alle realtà sportive, e rimodularne la prospettiva di guardare dritti al risultato. Quando parlo di processi, capisco che potrei sollecitare tutto e niente, ma ho in mente uno scenario preciso. Mi immagino, ad esempio, la gamma di situazioni entro cui i comportamenti s'intrecciano e, nella fretta, si accavallano, modificando i rapporti di fiducia.
In una cornice complessa come può essere questa - e in linea con la mia sfida del momento - l'impegno è forzatamente continuativo, diretto a spostare l’attenzione, dalle parole più comuni come vittoria, sconfitta, sponsor e contratti, verso alternative, quantomeno da sperimentare, come collaborazione, condivisione, empatia e qualità dei rapporti umani.

CiakSiGira

Pescara, dicembre 2009. Mi trovavo alle prese con una delle iniziative da realizzare assieme al CONI Provinciale. Era il turno di un Corso di formazione, una delle sei edizioni intercorse tra il 2006 e il 2011. Il desiderio era quello d’instillare un modo diverso di aggiornare il settore sportivo - in particolare quello tecnico -; una finalità che poi in effetti non ho raggiunto, almeno non fin dove avrei voluto ... ma non è questa la storia. Come non lo è che in quegli anni la sede del CONI era in P.zza S. Caterina, e facevo lezione lì; ora purtroppo è diventata un’area di degrado ed abbandono.
Torniamo, però, a quel fatidico Corso.
Aveva un titolo ben preciso su cui mi sono lambiccata il cervello per giorni; m’interessava elaborare l’evoluzione di un atleta, e mi sembravano chiari alcuni punti. Che la maturità era conseguenza di un processo interminabile di cambiamento, che bisognava allenare la capacità di adattamento, e che andava sostenuta la ricerca obbligata di un equilibrio (oltretutto, perennemente a rischio in età adolescenziale). Era questo che volevo esprimere ed è così che ho tirato fuori una cosa del genere:
“Dalla pratica sportiva alla crescita psicologica. Stati d’animo, convinzioni e comportamenti a favore della maturità”.
Tra i partecipanti, seduto nella prima fila, ricordo che c’era un Maestro di tennis, il suo nome è Cesare Petrecca.
Il programma copriva una mezza giornata, e i contenuti erano; consapevolezza, autovalutazione e problem solving. Come di consueto, la sezione pratica era prevalente (testimoniata tutt’oggi da un’accurata e creativa documentazione).

margherita

Ogni giorno cerco di capire come sviluppare meglio il mio lavoro.
E così nell'ultima settimana mi capitano tre situazioni.
Lo scorso venerdì trascorro l’intera giornata in quel di Bologna ad un evento ENPAP, ed ascolto un blogger (Riccardo Scandellari) che parla di Personal Branding e di Social Selling.
Il giorno successivo, sabato pomeriggio, incappo su Rai 2 nella replica di Iperconnessi, la puntata del 15 ottobre di PresaDiretta.
Nel week end, dedico il tempo libero alla lettura dell’ultimo libro di Baricco, The Game.
Tre stimoli diversi, insieme convergenti e fortemente contraddittori.
Stabilire la direzione più conveniente in cui andare, come di consueto, è una questione da esperti del settore; mentre, per riflettere sui cambiamenti in atto è sufficiente trovare del tempo disponibile (che niente non è!).
Sto parlando di web, di internet, della differenza tra l’uno e l’altro, degli smartphone e della necessità di promuoversi nella copia digitale di questa vita, così testardamente fluida.
Credo che lo sport, con lo spettacolo del Mondiale di Volley femminile, appena concluso, suggerisca un’intuizione su cui lavorare. Abbiamo seguito gli incontri a spizzichi e bocconi, perché la Cina è lontana, gli orari erano improbabili, ma le partite sono state così generosamente lunghe da concedere a chiunque lo volesse il tempo di farne parte.