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genitoriSportSuggerimenti cresibili per sostenere l'esperienza sportiva dei giovani

 

*  Applaudi ed ammira; quando stai per urlare, la tua energia è quasi fuori controllo - Come genitore, il tuo obiettivo è supportare tuo figlio e la sua squadra. Quando un fatto non ti piace o non lo condividi, chiedi di parlarne in privato, e prima trova il tempo per rifletterci.L’applauso ed il sostegno contribuiscono ad un clima divertente che di per sé è un risultato.

Lascia che l’allenatore alleni - … se poi credi di avere le idee così chiare da non concordare in toto con l’allenatore, la scelta di cambiare Società è tua.

Cerca l’aspetto curioso della situazione - Lo sport deve rimanere un gioco. Quando sei rilassato e ti diverti, tuo figlio ti sente partecipe e si esprime al meglio.

Sii paziente con chi collabora alla riuscita di un evento agonistico - I direttori di gara, i giudici e/o gli arbitri sbagliano come chiunque altro; i comportamenti violenti nei loro confronti sono intollerabili.

Fai attenzione quando attribuisci delle colpe - Occhio a confondere le cause con le colpe! Tieni a mente che un risultato è l’effetto di più cause e non tutte sono controllabili. Analizzare una prestazione (individuale o di squadra) è un’operazione complessa e delicata, improvvisarla può ostacolare il consolidamento dell’autoefficacia.

corrispondenza

1° febbraio 2018, leggo la notizia: a settembre ci sarà un Festival dello Sport a Trento.
Ottimo! Sono otto anni che immagino l’organizzazione di un Festival, dal novembre del 2010, quando do vita ad un Convegno a Pescara ( Il senso dello sport ), rifletto sul format che abbiamo utilizzato, e concludo che è obsoleto. Così decido che ne organizzerò uno, di Festival. E lo farò comunque in Abruzzo, una regione che credo sia perfetta, per la posizione geografica e per le numerose città medio-piccole disseminate qua e là, che come insegna Giulia Cogoli - ideatrice e direttrice dei Dialoghi sull’Uomo - sono quelle ideali per un evento di approfondimento culturale.
Comunque, ora in Trentino il Festival è alle porte.
Quando l'ho letto, invece, era ancora inverno. E appena lo scopro rimango talmente folgorata dalla bellezza della prospettiva e dalla possibilità di partire per osservare come si fa, che scrivo una mail e mi metto a disposizione per partecipare. Cerco tempestivamente i contatti disponibili on line, e premo invio sul testo del messaggio.
Poi, aspetto.

italvolley italia giappone

“E poi che posso fare?”

È questa la domanda ricorrente che sopraggiunge quando propongo e racconto del Corso di Competenza Sportiva. Specificare la mia risposta penso sia pressoché irrilevante, che poi non è neanche sempre la stessa … . Quello che invece trovo più significativo è riportare i fatti nudi e crudi e provare a chiudere questo ragionamento nel migliore dei modi possibili.
Nel recente passato ho conosciuto una professionista, psicologa e specializzata in psicoterapia.
Nell’estate del 2015 l'ho incontrata per la prima volta ad un Convegno, per il quale il Comitato Regionale Abruzzo della FIDAL mi aveva invitato come relatrice. Nel marzo del 2016, l'ho ritrovata in aula tra gli iscritti alla terza edizione del Corso di Competenza Sportiva e l’anno scorso l'ho risentita telefonicamente, una volta metabolizzato il tutto.
È ormai prassi che a posteriori ci chiamano in tanti, ma lei è tra quelli che superano lo step critico. Tra il 2017 e il 2018, l'abbiamo accolta per fare esperienza nel nostro ufficio, e ha macinato 100 ore di attività (50 di base e 50 avanzate).
In questa fase, è al lavoro su un project work, che ovviamente non sta a me spoilerare!
Nei fatti, come chiunque alle prime armi, sta prendendo confidenza con un settore in cui le difficoltà prestano il fianco agli errori e la confusione induce alla perseveranza che serve per fare chiarezza.
Morale della favola: do un credito smisurato allo sport, per cui lavoro nel settore da quasi vent’anni; uno degli obiettivi con cui mi muovo è che le persone come la professionista di cui sto scrivendo maturino una fiducia crescente e consapevole nell’avvicinarlo.

simeriTHresort

I Righeira direbbero l'estate sta finendo; in realtà, da ieri siamo tutti di ripresa, e su Google la sindrome da rientro sembra un argomento gettonatissimo.

Ovviamente, anch’io sono compresa tra i tutti e sono tornata qui, in ufficio, intenzionata ad alzare l’asticella ed orientata a proseguire con i progetti lasciati in sospeso, una decina di giorni fa. Per riprogrammare il lavoro al ritmo necessario, ho ripercorso la settimana passata, ne ho studiato i dettagli, e sapendo che niente va sprecato, sto cercando dei collegamenti che mi permettano di replicare quello che c’è stato di più bello.

Gli ultimi, sono stati sette giorni eccezionali. Lo sono state le temperature (almeno per me) e lo è stata l’acqua.

Cristallino. È così che si fa presto a definirlo, il mare della Calabria, che persino dopo otto ore di viaggio riesce a riconciliarti con lo scoramento scatenato da un tragitto, quello Pescara-Simeri, che sembrava non finire mai.

Era un bel po’ che in estate non scendevo a Sud, e quest’anno l’ho deciso alla cieca, fidandomi degli altri ed immaginando che avrei riprovato delle sensazioni simili a quelle che vent’anni fa trovai in Sardegna.

In effetti, di sensazioni ne ho provate diverse; alcune sorprendenti, altre - credo - memorabili. Mi è piaciuto nuotare incontro al sole prima ancora che sorgesse, ed ho imparato che una rara rana nera sulla rena errò una sera, mentre una rara rana bianca sulla rena errò un po’ stanca (chi mi conosce potrà intuire le mie difficoltà!). Ma soprattutto, tra uno scioglilingua ed una barzelletta, ho trovato il tempo di perdere a biliardino per sette giorni di fila, e di scoprire che Ortensio è un nome proprio di persona.

Inutile farla lunga. Ho goduto di lunghi momenti di gioco, momenti nei quali bellezza e verità sono state le coordinate principali di una dimensione spazio-temporale a sé; gli unici riferimenti validi: ping pong, acqua, balli di gruppo, chitarrate, tennis, beach-volley, musical, cabaret.

A fare da padrone poi, è stato l’atteggiamento divertito della maggioranza, che trovava appigli continui per rigenerarsi, senza tenere conto di niente che non fosse l’essere lì in quel momento; a volte spettatori, altre co-protagonisti.

Il gioco di squadra, con cui l’animazione è arrivata a fine stagione, è stato il fiore all’occhiello di un gruppo di lavoratori indefessi, che è riuscito ad instaurare un proficuo rapporto di complicità nell’ambito di un’atmosfera accogliente e rassicurante.

Io, che per deformazione professionale, consideravo il Villaggio sempre e solo quello Olimpico, ne ho finalmente scoperto una versione nuova. Ed il caso ha voluto che, proprio nel periodo del soggiorno a Simeri, leggessi - su un periodico - del Villaggio Olimpico di Torino 2006, oggi la più grande occupazione abusiva d’Europa. Per inciso, e neanche tanto, mi sembra interessante segnalare che il motto di quelle Olimpiadi (XX Giochi Olimpici Invernali) era Passion lives here … . Oggi, che sono al lavoro, mi chiedo come potevo sorvolare su quelle due varietà (Turistico vs Olimpico) e mantenere così la testa a folle. Forse un modo c’era e avrei potuto astenermi dal riflettere; ma le differenze e le somiglianze tra i due settori - Sport e Turismo - sono troppo stimolanti e gli spunti di lavoro che impreziosiscono il futuro vanno colti al volo. Per cui, eccomi qui per l’ennesima volta, disposta a mettere mano agli appunti che ho preso.