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tempi morti

Il giovane ha bisogno di muoversi, di giocare e di scoprirsi. E per fare questo e molto altro ha bisogno di tempo. Un tempo fatto di collegamenti, istinti, pause, sguardi, intuizioni. Un tempo fatto di gioie e di delusioni.

Eppure, quando si inquadra un’esperienza sportiva, a volte se ne fraintende il significato; succede che una parentesi colma di creatività, discrezionalità o empatia, pensata per favorire l’autonomia del giovane, si interpreti come il “tempo morto” di un pomeriggio di allenamento.

E in quello spazio, invece, c'è dell'altro che ha dell'incredibile ed è vitale.

Il "tempo morto" quando si fa attenzione si riconosce; ha una sua impronta ed è ben definito.

federer

Gli Australian Open con la finale di quest’anno non solo ci hanno emozionato, ma ci danno modo di riflettere su un aspetto che conferisce al tutto un sapore davvero eccezionale. Ed io credo che si possa e si debba farlo, per rendere omaggio a due uomini che hanno dato forma ad un duello memorabile.

Forse vale la pena considerare il valore del recupero.

Forse possiamo sottolineare quanto sia preziosa l’occasione di rallentare (in modo particolare quando le attese o la pressione compromettono il gusto di divertirsi).

Forse è fondamentale ricordare l’importanza di sintonizzarsi con tutto e con tutti quando per riprendersi serve più che mai un lavoro di squadra; che poi è questa la capacità che fa la differenza quando sei lì a combattere per rimontare di tre, quattro o addirittura cinque game, com’è successo nel quinto set a Roger.

ulisse

Il 2017 è arrivato ed è tempo di buoni propositi; per fortuna lo sport continua a fare capolino nell’elenco di qualcuno, anche in considerazione del suo ruolo, o di quello che avrà, nei mesi a venire. Divagare sulla questione sport, anche sulla scia dell’ultimissima dieta al pompelmo, consigliata per smaltire le abbuffate natalizie, mi sembra allora più che azzeccato.

La realtà è che se non pratichi sport, definirti è facile; ti dicono che non sei uno sportivo, e finisce là. In alternativa, ti chiamano sedentario, ma cambia poco, comunque è come se ti mancasse qualcosa.

Se invece lo pratichi, devi sentirti il primo degli sportivi, il più performante, il più carismatico, il più blasonato, quello che non molla mai. E forse è soprattutto per questo che ci sono altri che non lo praticano più, o non lo hanno mai praticato!

Quindi cosa potremmo fare?

Bella domanda!

Proviamo ad allungare la prospettiva nella quale siamo: quali saranno gli effetti a lungo termine dell’attività sportiva che produciamo con tutta la foga degli ultimi tempi? Forse è questo il punto su cui bisogna soffermarsi.

Be’, una delle conseguenze sarà il bisogno (ormai prossimo) di diventare sportivi a tutti i costi, quindi di rimettersi in forma ogni volta, di indossare una divisa senza conquistarla, di ricevere un apprezzamento senza riconoscerlo. Non importerà più sentire o rispettare il proprio corpo. E neanche cercare la qualità nelle scelte che faremo, o valutare le convinzioni che entreranno in gioco, quando la nostra personalità sarà chiamata in causa.