Punti di vista

 

52938331 1801333499971493 3705653811113623552 n

Mensilmente, questa pagina dà spazio al "punto di vista" sulle ultime settimane; un parere sulle questioni sportive recenti, firmato da Margherita Sassi (Responsabile del CPS-P, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport).

 

 

 

triangolo pitagora

Se dovessi stilare una top five dei particolari ambigui dell’estate, che ho osservato, letto o su cui ho riflettuto, non avrei dubbi.
Al primo posto, l’affermazione di Paolo Montero - ex giocatore ed attuale allenatore FIGC - su Sportweek del 17 agosto. “In campo ho sempre cercato di dare il massimo. In maniera corretta o scorretta. […] Io voglio essere corretto nella vita, nel calcio devo vincere. Se no, vado a giocare a carte”. Non credo che il resto dell’intervista sia rilevante più di tanto, penso possano bastare le parole che ho estratto.
Al secondo posto: l’aggressività con cui le giocatrici della Nazionale Italiana di Pallavolo hanno esultato dopo un punto fatto alla Polonia, nella finale per il terzo e quarto posto dell’8 settembre, durante gli Europei ad Ankara, in Turchia. Ho visto alcune di loro urlarsi in faccia a pochissimi centimetri di distanza mentre altre si scontravano petto su petto. Il telecronista ha commentato l’esultanza (ammesso che di questo si trattasse) definendola bella o con un aggettivo di simile portata.
Al terzo posto, ma non ultimo, un articolo sul Corriere della Sera del 13 agosto, La carica dei bambini, in cui oltre a comprendere le spiegazioni di una collega - psicoterapeuta e psicologa - sono stati frapposti un segno zodiacale, l’infelicità (presunta) di grandi campioni che oggi vivono la loro età adulta, e una sfilza di quesiti che prendeva spunto dalla frase della celeberrima canzone di Gianni Morandi, uno su mille ce la fa.
Ora, fermo restando che gli adagi mal si prestano a risolvere delle problematiche annose e complesse, tento di collegare questi primi tre punti dando una forma a quello che potrebbe diventare un triangolo rettangolo, in cui come recita il Teorema di Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti.
Ecco. Io credo che sull’ipotenusa ci sia l’affermazione di Montero e che sui due cateti si possano rintracciare la smisurata aggressività della ragazze del volley e il mix estraniante del pezzo sulla precocità dei bambini nello sport.

stilisti per gioco

Agonisti, studenti, stilisti, adolescenti, giocano a tennis e si allenano presso il Circolo Tennis di Pescara, con una creatività senza precedenti, svelata negli ultimi mesi: sono gli atleti del Training Center dell’a.s.d. Tennis IT che hanno preso parte al Progetto Stilisti per Gioco 2019 (nella foto), i protagonisti che hanno realizzato le magliette da indossare, interpretando in maniera unica l’esperienza tennistica in corso. Nasce così una nuova linea di sei t-shirt, assolutamente rappresentative, con la scritta Golden eagle is on top like us ed una grafica abbinata, caratterizzata dalla colorazione del marchio Erreà. Il giallo, stimolo allegro e vitale, secondo la teoria dei colori di Lüscher esprime una particolare proiezione verso l’esterno ed il futuro, che richiama speranza ed ottimismo. Ed i ragazzi si sono messi in gioco proprio in questa direzione, combinando elementi conosciuti per creare qualcosa di nuovo ed utile. Ci sono riusciti tutti assieme. Entro un tempo stabilito. Valutando il desiderio effettivo di prendere parte a qualcosa, ciascuno con il proprio modo di fare ed il proprio bagaglio di esperienza.
Ce n’è voluta, ma ne è valsa la pena come sempre.
Il Progetto “Stilisti per Gioco” si conferma una sfida un po’ per tutti; ci auguriamo che la soddisfazione d’indossare delle magliette così uniche (e così belle!) faccia da trait d’union tra chi non è riuscito a realizzare la proposta e chi, invece, ce l’ha fatta!
Un ringraziamento speciale ad Angelo Castaldi della Numismatica Castaldi che conferma la sua azienda a sostegno dello sport e dell’innovazione, e all’a.s.d. Tennis IT che continua ad accogliere favorevolmente la realizzazione d’iniziative inconsuete, dedicandovi tempo ed energia.


Il Centro di Psicologia dello Sport di Pescara CPS-P è partner dell’iniziativa.
Si ringrazia Mizarts per le foto e Chiara Karicola per il perfezionamento del disegno.

p.s.: ... la collezione era a tiratura limitata!! :)

IMG 7265Durante l'anno, tra luglio ed agosto la quotidianità cambia; o almeno, questo è quello che accade in una città come Pescara, dove al di là delle ore lavorative si creano migliaia di opportunità, risvegliate dall’odore del mare e fino ad allora sopite dal clima invernale.
Si compiono, così, attività e rituali insoliti; leggere il giornale di prima mattina, bevendo il caffè con i piedi nella sabbia, oppure giocare sul bagnasciuga, a qualsiasi età e a qualsiasi cosa, entro una gamma di opzioni che non esclude pressoché nulla. D'improvviso, dal frisbee al burraco, sembra snodarsi una popolazione multiforme e scalpitante.
Ma non è questo il punto; è appena la premessa.
Il punto è che ci si scopre sportivi senza quasi volerlo; ritagliando un proprio ruolo (più o meno evidente), dentro uno scenario, che cambia con una frequenza contraria alla lentezza dei ritmi in voga.
È tutto molto divertente, tranne per chi del divertimento non sa cosa farsene. In alcuni casi, lo svago presta il fianco a degli sprazzi di agonismo che poi diventano attimi leggendari, spesso coincidenti con la fase del tramonto, quando il calo delle temperature resuscita gli amanti dell'ombra.
È un tam-tam senza sosta. L’entusiasmo dei bambini si mescola alla bellezza dei giovani e alla tenacia degli adulti; mentre la pacatezza degli anziani tiene banco e campeggia sorniona. Si arrangia una combinazione dai confini a momenti impercettibili, in cui le distanze si riducono ed il movimento dei corpi trova spazio senza neanche dover sgomitare. Dentro, ci finiscono sentimenti consolidati ed emozioni nuove e condivise, condite dalla fragranza degli abbronzanti e dalla sapidità della salsedine, che fatalmente rendono il tutto indimenticabile. Mentre si recupera una spontaneità - di nicchia - che di solito finisce per convergere in un sorriso o in un applauso corale.

assist

Spesso viene fuori che vostro figlio non solo si diverte a fare sport, ma vuole anche diventare un agonista; per cui salta subito all'occhio un "piccolo" problema. Bisogna essere di supporto. Di solito funziona così: a seconda delle circostanze, quando inizia a competere potrebbe essere necessario accompagnarlo ad allenarsi e a gareggiare (anche in trasferta), e quindi adattare la famiglia ai ritmi della stagione agonistica.
In pratica, saranno indispensabili un budget adeguato ai programmi e una spiccata lungimiranza sulle eventuali spese, almeno di medio termine. E poi bisognerà comprendere le sue esigenze, malgrado a voi sembrino tutt’altro.
Di conseguenza, pazientare. Pazientare a lungo.
Imparare a guardare e ad apprezzare uno sport, se non è amore a prima vista.
E vedere vostro figlio stanco, a volte esausto, protagonista di uno sviluppo, che lo immerge in una fitta rete di relazioni da cui viene reclutato senza sosta. Un groviglio d’impegni scolastici, amici, app, primi amori e la propria famiglia.
Piangerà.
Eccome se piangerà.
E magari non saprete mai il vero motivo, né voi né lui. Forse perché la stanchezza sopravanza. Oppure per una sconfitta, un senso d’inadeguatezza, una rinuncia a qualcuno o a qualcosa o, ancora, per quel picco di frustrazione, che sembra un falco.
Crederete che il suo sia un errore. Quello di pensare sempre e solo allo sport. Silenzierà l’amore adolescenziale, all’università rinuncerà all’eccellenza e i suoi compagni di squadra saranno la sua famiglia.
Tra di voi, sarete in difficoltà nel gestire i conflitti fino a litigare, perché le sue priorità non saranno le vostre ed essere empatici diventerà una sfida senza tempo.
Ma da un momento all'altro, la bella notizia è che, al di là dei grattacapi, emergono nuovi risvolti.
Naturalmente non parlo delle vittorie, tantomeno di quelle immediate, che procurano più guai che soddisfazioni.
D'accordo, volete sentire di quali risvolti sto parlando?

rizzolatti festival pistoiaSarà che nel ’95, durante il mio primo anno di psicologia ad Urbino, frequentavo assiduamente il corso di antropologia culturale, scelto tra gli esami definiti allora complementari.
Sarà che io, quel professor Tiboni, lo ascoltavo volentieri, e pure parecchio; ammirando il trasporto con cui ci parlava della sua materia come fossimo un centinaio, quando di rado riempivamo disordinatamente sette, otto sedie al massimo.
Sarà che ricordo, con certezza, tanta curiosità. Un atteggiamento gentile ed un tono pacato di voce. I capelli bianchi, una forma tondeggiante e l’impegno nel dimostrarci che quel sapere di cui trattavamo si sarebbe integrato perfettamente qualsiasi strada avessimo intrapreso, personale o professionale.
Sta di fatto che, lo scorso venerdì, sono tornata al Festival di Antropologia culturale di Pistoia; io che sono piuttosto incline alle novità e non preferisco raddoppiare le esperienze. Ma questa volta desideravo sentire Rizzolatti di persona, ed aspettavo l'occasione da oltre quindici anni.
Tutto è partito tra il 2003 e il 2004, dopo aver letto La mente relazionale e Alla Ricerca di Spinoza; in quegli anni, ho cominciato ad assecondare il mio interesse per i neuroni a specchio. In seguito - dal Cervello sociale in poi - non ho più smesso d’insistere sull’esercizio consapevole dell’empatia. Soprattutto nel contesto sportivo.
Così, a quanto pare, è bastato ammirare in presa diretta il pensiero di Rizzolatti, seduta in Piazza del Duomo, per contenere la mia indole e finalizzare un weekend d'eccezione.
Quando nel 2000 ho iniziato a lavorare e a mettere a fuoco la cresibilità®, il carattere interdisciplinare della psicologia dello sport, che si stagliava nei manuali in circolazione, è stato per me amore a prima vista. Il dovere d’indagare gli aspetti essenziali del mio settore di studio e d’intervento, attraverso i campi d'indagine ad esso complementari, mi avrebbe spinto, prima o dopo, più o meno lontano; ed infatti, ad oggi, sembra essere la causa prima di una flessibilità di ragionamento che mi è oltremodo necessaria. Una modalità utile non solo nei diversi contesti di pensiero, ma anche nel perseguire un quadro di ricerca che possa integrare le mie idee, ispirate ad una concezione dello sport inteso come espressione dell’uomo, in quanto sistema sia individuale che collettivo.