DivietoAccessoCPSPescara

Finalmente arriva il fatidico giorno ed entro in un palazzo blasonato della città dove vivo. Sono eccitata all'idea di scoprire un posto che m'incuriosisce ormai da anni; prima o poi sarebbe arrivata l'occasione giusta. Lo sapevo e così è stato. Incredibile come il tempo sia davvero galantuomo!

Ѐ un palazzo affascinante e mi appare subito una struttura molto bella, in linea con le aspettative che mi porto dietro; decoro e funzionalità abbondano. C'è un particolare però, piccolo, ma che mi lascia sbigottita. Un divieto di accesso all’imbocco della scalinata che porta ai piani superiori.

Ho appuntamento al quarto piano, e voglio arrivarci a piedi, ma per esclusione un cartello mi obbliga all'utilizzo dell'ascensore. Mi domando quale possa essere il motivo o il problema senza limitarmi ad una soluzione unica.

Il fatto diventa un dilemma senza risposta. Un'intera giornata di corso. Il brivido di violare un divieto. E il gusto di condividere un dubbio con persone sconosciute. Tutto questo misto alla perplessità di accorgermi, nel frattempo, che pronunciare la parola “movimento” per abbinarla al concetto di energia, tra ragionamenti a tema “alimentare”, suscita ancora delle spiccate resistenze che, di questo passo, diventeranno ancestrali.

Eppure, come psicologi dello sport, quando ci adoperiamo nell’applicare un protocollo di allenamento mentale (che non è altro che il mental training) ricorriamo con disinvoltura al concetto di attivazione o di arousal proprio per allenare la capacità di regolare il livello di energia degli atleti, giovani compresi.

Adesso, stando ai fatti della giornata, mi chiedo se è davvero così efficace proseguire nel focalizzarsi sugli atleti. Ed ancora una domanda resta in sospeso, ma questa volta un'ipotesi ce l'ho.

Le esperienze più disparate che faccio con il mio lavoro mi insegnano puntualmente che ripartire dalla base è d'obbligo; lo credo con la fermezza e la fiducia che servono, quando si desidera trasformare le convinzioni più comuni che nutrono le persone estranee allo sport, quelle che quasi senza accorgersene lo descrivono ponendolo in antitesi alla cultura. Dobbiamo mirare a parlare di dieta, alimentazione, o addirittura disturbi alimentari, considerando ogni volta l’importanza del corpo, del suo movimento, e del ruolo insostituibile che svolge. Quello di conferire energia a chiunque lo riconosca!

Accettare ed integrare in automatico la parola “movimento” è una questione soprattutto culturale, di fiducia nello sport e in un settore che va oltre le palestre per comprendere naturalmente anche una qualsiasi rampa di scale. Senza incappare, magari, in un divieto di accesso inspiegabile!