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margherita

Ogni giorno cerco di capire come sviluppare meglio il mio lavoro.
E così nell'ultima settimana mi capitano tre situazioni.
Lo scorso venerdì trascorro l’intera giornata in quel di Bologna ad un evento ENPAP, ed ascolto un blogger (Riccardo Scandellari) che parla di Personal Branding e di Social Selling.
Il giorno successivo, sabato pomeriggio, incappo su Rai 2 nella replica di Iperconnessi, la puntata del 15 ottobre di PresaDiretta.
Nel week end, dedico il tempo libero alla lettura dell’ultimo libro di Baricco, The Game.
Tre stimoli diversi, insieme convergenti e fortemente contraddittori.
Stabilire la direzione più conveniente in cui andare, come di consueto, è una questione da esperti del settore; mentre, per riflettere sui cambiamenti in atto è sufficiente trovare del tempo disponibile (che niente non è!).
Sto parlando di web, di internet, della differenza tra l’uno e l’altro, degli smartphone e della necessità di promuoversi nella copia digitale di questa vita, così testardamente fluida.
Credo che lo sport, con lo spettacolo del Mondiale di Volley femminile, appena concluso, suggerisca un’intuizione su cui lavorare. Abbiamo seguito gli incontri a spizzichi e bocconi, perché la Cina è lontana, gli orari erano improbabili, ma le partite sono state così generosamente lunghe da concedere a chiunque lo volesse il tempo di farne parte.
L’intuizione è che oggi possiamo accedere ad una marea di fatti, che naturalmente finiscono per accavallarsi, confondersi e confonderci; per come ci stiamo abituando a vivere, gli affetti, il lavoro e le passioni di ognuno di noi, sono diventati una parte costitutiva ed imprescindibile di un patrimonio collettivo. E questo è un fenomeno anche bello, però … c’è un però. Ciò che non arrivi a conoscere o a seguire, e a cui non ti riesci a connettere, è come se non ci fosse mai stato e, a volte, quando lo scopri e di mezzo c’è il desiderio, rischi di rammaricartene (se ti va bene!). Chissà sia stata proprio questa la ragione per cui, spinta da un'antica passione, pur di seguire il Mondiale le abbia inventate tutte, complice persino mia zia a 600 Km, che mi ha fatto la telecronaca su whatsapp, partita dopo partita.
In effetti, è sempre più plausibile switchare tra essere protagonisti e fare da spettatori a questa vita, ispirata ad un incessante role playing e scandita dalla necessità, come in tutte le situazioni di gioco, di scoprirne le regole e di rispettarle.
In fondo, il segreto di Pulcinella è dietro l’angolo, lì che ci aspetta e pronto a svelare che gli ingredienti necessari per destreggiarsi sono due: la lungimiranza e la curiosità di affacciarsi al nuovo, con un orecchio teso verso se stessi, gli altri e quello che conta davvero.
La prospettiva di promuovere il proprio lavoro credo debba integrarsi anzitutto con una progettazione che parta dall’inizio, da quel momento in cui io, per esempio, ho deciso che lo sport avrebbe migliorato la vita di una maggioranza operosa e diligentemente creativa.
Il processo di integrazione che immagino tra vecchio e nuovo è un affare delicato e multiforme che occupa già da anni e, senza dubbio, occuperà ancora uno spazio del web. Però, se dovessi scegliere uno spaccato da comprendere nel mio personal branding, di certo lo selezionerei in un campo 9 x 9, tra le gestualità infinite di corpi e menti in gioco. Quel mix di forza e bellezza, che la realtà sportiva ancora una volta ha saputo trasmettere, resta un eccellente esempio di comunicazione. Le ragazze dell’Italvolley ne sono state l'emblema assoluto, io mi limito a sottolinearlo, e Stop&Go continua a prendere forma.