didattica pedagogia

L'ambito della didattica mi piace da sempre. Sarà che provengo da studi psicopedagogici, ma pedagogia ed andragogia sono tra i miei settori di applicazione preferiti. I processi di apprendimento mi stimolano costantemente a indagare e a creare soluzioni originali. E così, nella pratica, grazie a questa attitudine, faccio lezione in diversi contesti e, ogni volta, valuto con scrupolo le situazioni che si creano, per cogliere delle novità. Il motivo per cui sono qui a raccontare nasce proprio da una valutazione recente, una delle tante.
Nei giorni scorsi ho conosciuto una ventina di persone, compresa una sportiva doc, che parlava di movimento, alludeva alla biomeccanica (con disinvoltura), faceva domande ed era interessata al timing. Ma non solo, si destreggiava nel goal setting come fosse un’abitudine.
Argomento dopo argomento, questa persona mi ha fornito elementi continui, permettendomi di dedurre quanto fosse consapevole di porsi degli obiettivi, malgrado una mancanza rischiosa di alternative.
Entrata in aula, come di consueto, sapevo del compito che avrei svolto nei suoi riguardi (e in quelli della classe). Volevo trasmettere l’interdisciplinarità del lavoro che faccio, dimostrare (dati alla mano) gli scopi da attribuire allo sport e valorizzare il benessere psicofisico, tramite l’attività motoria. Ma il compito di quella sportiva doc nei miei riguardi? Quale sarebbe stato? Come al solito si trattava di un'incognita, ed è venuto a galla per gradi, mentre le idee che suggeriva si stagliavano dalla sua storia sportiva.
Provo a sintetizzare il tutto.
Una “carriera” iniziata nei primi mesi di vita; scandita, anno per anno, da obiettivi necessari e, a volta, perentori, ma soprattutto impreziosita da legami umani memorabili.
Ho osservato i comportamenti, le parole e le emozioni che quella persona ha condiviso generosamente in mezzo agli altri, a tratti spettatori di una performance individuale.
In una manciata di ore ho estratto elementi inusuali con cui definire scenari da rilanciare al più presto, e mi sono divertita a scovare un'autentica sportività su cui ho incentrato la lezione.
È inutile ..., può anche essere lontano dalle rubriche dei giornali, dai campi di gara o dai titoli iridati, ma lo sportivo vero si riconosce! È chi ogni giorno trova una soluzione ai suoi problemi, e pur avendo un numero limitato di opportunità, ne gode fino all’ultimo minuto; chi mette a nudo i propri limiti ed ha fiducia negli altri, senza pretendere chissà quali prove a favore. Chi tollera i fastidi e la fatica, al punto da non considerarli tali. Chi sa di dover decidere e rinunciare al superfluo, per garantirsi l’essenziale, e fa ogni volta un’analisi ragionevole della realtà.
Stilando un conciso bilancio dell’occasione che ho avuto, non so se ho imparato tanto con poco o poco con tanto … quel tanto che una donna (di cui conosco poco più del nome) ha dimostrato di possedere con le abilità mentali che ha identificato. Una buona capacità di porsi degli obiettivi, un’attenzione costante e flessibile, un’imagery pronta per essere allenata, un’attitudine incondizionata all’impegno ed una curiosità coraggiosa.
Una cosa è certa. Il fulcro del mio lavoro risiede nell’imparare dagli sportivi e per gli sportivi, ma soprattutto nello sforzo di valorizzare le differenze e cogliere le somiglianze per approntare nuove metodologie di allenamento. Lo sportivo doc è unico, mette insieme mente e corpo da una vita intera, sa dove vuole arrivare e ci arriva per necessità. Una necessità che non ha niente a che vedere con la fortuna di poter cogliere tra tante opportunità quella più interessante. Lo sportivo doc è quello che, nel dovere esistenziale di farcela, ha ogni giorno un obiettivo di prestazione da perseguire, ed è quello che, all’interno di un processo (di apprendimento) senza fine, riesce a regolarne persino l’intensità (elevata) delle emozioni.
Il puro talento è qui, figlio di un agonismo costretto a patti con la vita quotidiana e con i risultati, che nella realtà arrivano quand'è il momento. Né prima, né dopo. Parlare di psicologia dello sport con una grande campionessa è stata una gioia ed una conferma. Prova inconfutabile che nella didattica l’obiettivo principale è la reciprocità.