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Spesso viene fuori che vostro figlio non solo si diverte a fare sport, ma vuole anche diventare un agonista; per cui salta subito all'occhio un "piccolo" problema. Bisogna essere di supporto. Di solito funziona così: a seconda delle circostanze, quando inizia a competere potrebbe essere necessario accompagnarlo ad allenarsi e a gareggiare (anche in trasferta), e quindi adattare la famiglia ai ritmi della stagione agonistica.
In pratica, saranno indispensabili un budget adeguato ai programmi e una spiccata lungimiranza sulle eventuali spese, almeno di medio termine. E poi bisognerà comprendere le sue esigenze, malgrado a voi sembrino tutt’altro.
Di conseguenza, pazientare. Pazientare a lungo.
Imparare a guardare e ad apprezzare uno sport, se non è amore a prima vista.
E vedere vostro figlio stanco, a volte esausto, protagonista di uno sviluppo, che lo immerge in una fitta rete di relazioni da cui viene reclutato senza sosta. Un groviglio d’impegni scolastici, amici, app, primi amori e la propria famiglia.
Piangerà.
Eccome se piangerà.
E magari non saprete mai il vero motivo, né voi né lui. Forse perché la stanchezza sopravanza. Oppure per una sconfitta, un senso d’inadeguatezza, una rinuncia a qualcuno o a qualcosa o, ancora, per quel picco di frustrazione, che sembra un falco.
Crederete che il suo sia un errore. Quello di pensare sempre e solo allo sport. Silenzierà l’amore adolescenziale, all’università rinuncerà all’eccellenza e i suoi compagni di squadra saranno la sua famiglia.
Tra di voi, sarete in difficoltà nel gestire i conflitti fino a litigare, perché le sue priorità non saranno le vostre ed essere empatici diventerà una sfida senza tempo.
Ma da un momento all'altro, la bella notizia è che, al di là dei grattacapi, emergono nuovi risvolti.
Naturalmente non parlo delle vittorie, tantomeno di quelle immediate, che procurano più guai che soddisfazioni.
D'accordo, volete sentire di quali risvolti sto parlando?


Be', tanto per cominciare, ammirerete la bellezza del suo sorriso, quando si troverà nel suo ambiente sportivo.
Vi chiederete quanto lo rafforzerà la vita da spogliatoio, e vi capiterà di parlare di cosa c’è di peggio che perdere una gara.
Sarete felici del suo pieno stato di salute e quando, alle soglie della pubertà, si dispererà per organizzare i compiti e lo sport, saprete che è un buon segnale.
A casa, vi sosterrete, rimarcando che vostro figlio è un giovane come tutti, a cui serve una guida coraggiosa e che di certo, in futuro, si ricorderà se nei momenti difficili voi c'eravate. Ma soprattutto, osservandolo, vi accorgerete che, da bambino, sentirà lo sforzo delle persone attorno a lui. E da quello imparerà.
L'agonismo, in fondo, è un’opportunità in più per crescere. Di per sé, non fa né bene né male. Il problema è starci dentro, rischiare di agire sotto mentite spoglie. Condividere le esperienze che prendono forma; conoscersi e apprendere quello che domani sarà la vita al di fuori.
Stando così le cose, tra un risultato e l’altro, arriverà l'occasione in cui proverete a chiedere a vostro figlio, adolescente, che vuol dire sentirsi sollevati, afflitti, umiliati, desiderosi. Gli sarà difficile spiegarvelo, ma se prenderete un'esperienza sportiva ad esempio, avrà ottime probabilità di arrivare alla risposta. E quella non sarà una risposta giusta o sbagliata. Sarà la sua risposta.
Per finire, solo se siete Braveheart, proverete persino a chiedergli cosa gli succede quando non vede i risultati o gli allenamenti vanno male (e quante cose non andranno come vorrà!).
Farà di nuovo fatica, ma quando sentirà la vostra fiducia, allora cercherà la strada per ristabilire l’obiettivo e rimettersi in gioco.
E state sicuri, che andrà avanti. Mentre voi vi chiederete fin dove, lui proseguirà fino a trovarla.

 

La foto è stata presa dal seguente link: https://bleacherreport.com/articles/2163368-celebrate-magic-johnsons-55th