Punti di vista

 

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Mensilmente, questa pagina dà spazio al "punto di vista" sulle ultime settimane; un parere sulle questioni sportive recenti, firmato da Margherita Sassi (Responsabile del CPS-P, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport).

 

 

 

tenersiINforma

In questo periodo primaverile il must è intensificare “lo sport giusto per la prova costume” così come all’arrivo dell’autunno bisogna azzeccare quello "giusto per il proprio figlio”. Se escludiamo questi due periodi, con un po’ di fortuna abbiamo il resto dell’anno per dedicarci allo sport estraneo alla dualità (dubbia) “giusto-sbagliato”.

Dieci anni fa, il Consiglio d'Europa definiva lo sport “qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il  conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli”.

Ora se ci mettiamo d'impegno e andiamo più a fondo nella questione sportiva, magari riusciamo anche a conferirle una qualità di cui c’è così tanto bisogno; proviamo quindi per un attimo a caratterizzare ciò di cui stiamo parlando. 


In realtà, lo sport in sé per sé non ha alcun valore, il valore risiede nelle persone che lo interpretano, persone che con la loro competenza, la loro professionalità ed il loro coraggio realizzano progetti di condivisione e di collaborazione. La singola attività sportiva non è lo sport, e lo sport non è giusto o sbagliato!


Piuttosto, sono le persone che amano lo sport a rendere gli ambienti che abitano più o meno funzionali, e sono loro che esercitano tutti i giorni un’attenzione speciale nei confronti di chi ripone fiducia in loro e nel loro operato. Per queste ragioni, impegnarsi nel conoscere se stessi ed essere disposti a sperimentarsi insieme ad altri a cavallo di un problema da affrontare, vuol dire puntare ad un cambiamento necessario e fisiologico. Ma per cambiare c’è bisogno di perseveranza, di spirito d’iniziativa, di una voglia di creare che unisca elementi preesistenti dando forma a qualcosa di nuovo e di fruibile.


Roberto Baggio Italia 90

Che si parli in termini di quotidianità, studio, lavoro, crescita personale, la motivazione ormai trova puntualmente ampio spazio; e nello sport, è un argomento che molto spesso diventa oggetto di un'attenzione sostenuta da parte dei tecnici e non solo.

Ora, l’applicazione del Goal Setting di sicuro ha un suo significato; basta dare un’occhiata in letteratura e se ne ha la conferma immediata, ma forse vale la pena soffermarsi anche su un altro aspetto, e partire da un dubbio spinoso, ma utile.

È realizzabile un progetto che sveli le motivazioni di un gran numero di atleti?

Proviamo a dare una risposta.

Mettiamo il caso di voler utilizzare dei metodi di indagine, finalizzati a rivelare gli aspetti mentali - inclusa la motivazione - legati alla versione più attuale dello sport. Si potrebbero, per esempio, raccogliere informazioni tra coloro che vivono direttamente l’ambiente sportivo; e gli spunti di indagine potrebbero essere numerosi, ad esempio: l’agonismo, le sensazioni abbinate al gesto atletico, le peculiarità di una specifica disciplina, le relazioni interne all’ambiente sportivo, e bla bla bla.

Cosa si fa quindi sul piano metodologico?

Be’, credo che qui si tratterebbe di offrire all’atleta la possibilità di esprimersi in assoluta libertà, in un contesto del tutto familiare, e garantirgli nel frattempo la sospensione piena del giudizio.

tempi morti

Il giovane ha bisogno di muoversi, di giocare e di scoprirsi. E per fare questo e molto altro ha bisogno di tempo. Un tempo fatto di collegamenti, istinti, pause, sguardi, intuizioni. Un tempo fatto di gioie e di delusioni.

Eppure, quando si inquadra un’esperienza sportiva, a volte se ne fraintende il significato; succede che una parentesi colma di creatività, discrezionalità o empatia, pensata per favorire l’autonomia del giovane, si interpreti come il “tempo morto” di un pomeriggio di allenamento.

E in quello spazio, invece, c'è dell'altro che ha dell'incredibile ed è vitale.

Il "tempo morto" quando si fa attenzione si riconosce; ha una sua impronta ed è ben definito.

federer

Gli Australian Open con la finale di quest’anno non solo ci hanno emozionato, ma ci danno modo di riflettere su un aspetto che conferisce al tutto un sapore davvero eccezionale. Ed io credo che si possa e si debba farlo, per rendere omaggio a due uomini che hanno dato forma ad un duello memorabile.

Forse vale la pena considerare il valore del recupero.

Forse possiamo sottolineare quanto sia preziosa l’occasione di rallentare (in modo particolare quando le attese o la pressione compromettono il gusto di divertirsi).

Forse è fondamentale ricordare l’importanza di sintonizzarsi con tutto e con tutti quando per riprendersi serve più che mai un lavoro di squadra; che poi è questa la capacità che fa la differenza quando sei lì a combattere per rimontare di tre, quattro o addirittura cinque game, com’è successo nel quinto set a Roger.