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"Spunti sportivi"

Nick KyrgiosLo scorso 5 novembre, sfogliando SportWeek, ho letto con interesse l’articolo riguardo Nick Kyrgios, firmato da Lorenzo Cazzaniga. C'erano alcuni passaggi su cui sono dovuta tornare per tracciare un file rouge interno al pezzo, che mi era sembrato un po' scollato, almeno sul piano concettuale.
Ho impiegato qualche minuto in più, ma credo ne sia valsa la pena. Per decifrarlo, ho selezionato alcuni stralci come questi:
“per lui vincere non è l’assoluta priorità, se non in qualche momento di rara lucidità”;
McEnroe, Connors, e compagnia, non odiavano il tennis. Anzi, nutrivano un profondo rispetto. La maleducazione che talvolta li ha accompagnati in campo, era figlia del desiderio di ribellarsi alla sconfitta e della disponibilità ad andare oltre le regole per raggiungere l’unico scopo che li animava: vincere";
“Le sceneggiate di Mac&Co. Erano studiate per conquistare il successo anche nelle giornate storte, quella di Kyrgios è una maleducazione a perdere”.

Dopodiché, ho preso un paio di appunti su alcuni dettagli. Elenco sommariamente le questioni su cui credo valga la pena interrogarsi:

1. com’è possibile continuare a scrivere e a credere che vincere sia un’assoluta priorità?

2. quanto è azzardato sentenziare un contrasto odio vs. rispetto?

3. dove porta la logica lineare secondo cui la maleducazione sarebbe un effetto diretto del desiderio di ribellarsi e/o della disponibilità ad andare oltre le regole? Ma soprattutto, in passato si parlava della ribellione giovanile in nome di un’autonomia e di un’indipendenza (necessarie); come siamo finiti a dichiarare l’esistenza di una ribellione alla sconfitta?

4. da dove viene la convinzione che l’unico scopo che anima un giocatore sia quello di vincere?

5. siamo propri sicuri che le sceneggiate di Mac&Co fossero studiate per conquistare il successo e quella di Kyrgios sia una maleducazione a perdere? E se questa fosse espressione di un tentativo maldestro di conquistare un’autonomia emotiva e di pensiero, che Kyrgios non ha ancora mai davvero allenato?

Su ottantatré parole della selezione che ho fatto, si parla di vincere (per due volte), di perdere, di sconfitta e di successo; forse ci sono giocatori ancora abbastanza lucidi da accorgersi che questa ridondanza li sta nauseando e che per godere dello sport - anche quando è un lavoro - ci vuole ben altro.
Vista la proposta che ha fatto a Kyrgios (“Tu vuoi essere il migliore. Allora vediamoci, imparerai a giocare, divertire e vincere!”), Jimmy sembra averlo già capito.
E se a qualcuno è dato sapere, che chieda a Connors se le sue sceneggiate erano studiate per conquistare il successo … giusto così, per curiosità!