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"Spunti sportivi"

progettazioneDi norma scrivo un punto di vista al mese, ma si sa, molte delle nostre abitudini sono saltate, e allora mi concedo un'edizione straordinaria dando spazio ad un particolare su cui rifletto da un po' di giorni.
Il mio lavoro prosegue, la quarantena non sembra fermare le idee, semmai le trasforma, ma la stanchezza che si accumula è diversa dalla solita, questo sì.
Finisco la giornata e segno come fatto quello su cui ho lavorato; i programmi servono anche a questo, ad accorgermi dell’impegno speso su qualcosa che trova un senso, e a sapere che l’indomani quel senso prenderà un’altra forma, di sicuro diversa, forse addirittura migliore.
Sento che il ricordo di un mese fa è sempre più distante, quasi remoto, mentre il futuro, anche quello più prossimo, è come se giocasse a nascondino con la perseveranza in cui confido.
Vado avanti osservando le persone con cui lavoro, credono in quello che fanno e sentono che è tempo d’imparare, anche se i modi di apprendere sembrano pochi e, a volte, risultano confusi. Per certi versi, deboli.
Vado avanti perché nel settore sportivo, qualsiasi legame, anche quello che ci unisce alla nostra passione, è un bene prezioso da tenere al sicuro; e così, per proteggerci dai rischi e lenire le sensazioni più pericolose, vado avanti. È questo il particolare che dicevo ed è il fulcro di una sfida immane aperta a tutti.

Mi chiedo se sia una coincidenza, ma magari non lo è affatto, che proprio questa settimana ricorra la Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace; come tanti stanno ipotizzando, se c’è una strada percorribile per essere solidali e risoluti nell’affrontare le paure più o meno intense di questo tempo, potremmo davvero chiamarla sport. La verità è che sono fortunata, quello che faccio mi consente di affiancare un gruppo di lavoro con una visione chiara, in cui quello che conta permette ai giovani di giocare partite importanti come questa emergenza che ci vede in campo tutti assieme. E forse questo è un altro particolare di cui tenere debitamente conto.
Comunque tra una soluzione e l’altra, vado avanti, mi barcameno in cinquanta metri quadrati di casa che spero aumentino da un giorno all’altro, mentre il divano gode di momenti di gloria che non avrà mai più.
Stando ad un veloce resoconto personale, è ormai un mese che procedo con l’obiettivo di mantenere il ritmo. All’inizio, quasi da subito, ho pensato che tutto questo fosse una verifica atroce ed eccezionale; i legami forti, animati dal sentimento e dalla forza di andare a vedere il dopo, in cui la vita cambierà di nuovo, sono quelli che comunque sopravviveranno. È quello che penso tuttora. Torneremo da un lato alla possibilità di scegliere cosa e come imparare e dall'altro alla forza delle abitudini. E per me, sarà il momento di cambiare il divano.
Forse la verità è che siamo stati convocati tutti e la partita da giocare è per decidere chi gioca. In bocca al lupo.

 

La foto è stata presa dal seguente link: https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/focus/the-untouchables-gli-intoccabili-storia-vera/