consulenza

Consulenze

 

progetti editoriali

Letture sportive

corsi

Corsi

 

cresibilità

Cresibilità®️

progetti

Progetti scuola e sport

 

riconoscimenti

Premi ed eventi

approfondimento

"Punti di vista"
La rubrica del mese

spunti sportivi

"Spunti sportivi"

progettazioneIn ambito sportivo, negli anni Ottanta, si è trattato profusamente di interdisciplinarità, grazie a figure di rilievo come Arthur Hotz, anche se in effetti era un’idea che veniva da lontano, da autori come John Dewey, Jean Piaget, Jerome Bruner. Studiosi importanti. Poi, senza particolari proclami, è subentrata la parola multidisciplinarietà, quasi a puntellare l'altra. Nei fatti le cose cambiavano poco, però è probabile che funzionasse meglio; magari suonava come un termine più adeguato, in qualche modo contemporaneo.
Fatta la premessa, scivolare su un piano educativo sarebbe una conseguenza naturale, invece parto da qui per sostenere che anche solo tra psicologia cognitiva, pedagogia e scienze motorie, siamo assolutamente equipaggiati per credere che l’evoluzione dello sport debba fondarsi su uno scambio di competenze a più livelli. Ed oggi, forse, siamo arrivati ad un ennesimo punto critico, in cui possiamo andare oltre e correre il rischio di cambiare di nuovo, mettendo mano al modello organizzativo e cercando dei paradigmi emergenti capaci di favorire una trasformazione. Penso, per esempio, alla metadisciplinarità, che potrebbe fare al caso nostro e costituire una "situazione a tendere" rispetto alla quale, in base anche alle reazioni ai sistemi di ripartenza dal Covid-19, le realtà sportive all’avanguardia potrebbero iniziare le prime sperimentazioni. Il concetto a cui alludo è piuttosto recente (primi anni del Duemila) e credo si profili come una prospettiva plausibile, se consideriamo anche l'affermazione evidente dei processi sociali, economici e tecnologici. Provo ad entrare nel dettaglio di quello che ho in mente.

La strategia operativa di riferimento sarebbe centrata sulla capacità di apprendere continuativamente dall’esperienza e combinare in modo creativo idee diverse in funzione di soluzioni innovative, che permetterebbero di recuperare e diffondere la conoscenza prodotta. In questo momento, un eventuale vantaggio competitivo diventerebbe esclusiva delle società capaci di muoversi in vista non solo dei risultati d’interesse nazionale (aspetto peraltro dibattuto nell’ultima settimana a livello governativo), ma anche e soprattutto del funzionamento ottimale di un proprio sistema organizzativo, da incentrare sui settori giovanili e sullo sport di base.
Per cui sottolineo un paio di aspetti sui quali credo sia importante riflettere. Definire un approccio ed una identità condivisi, riguardo i principi costituenti una società, rappresenta il fulcro dei processi di comunicazione fondanti un qualsiasi sistema di gestione. Al di là dei ruoli, la persona è la variabile fondamentale per attivare il rapporto tra la società e l’ambiente e per dare vita ad un atteggiamento produttivo verso un contesto che, nei termini enunciati, smetterebbe di essere una variabile indipendente. Quest’ultimo, infatti, può essere immaginato, creato e modificato, da un lato attraverso un’azione collettiva di sensemaking, dall'altro mettendo a frutto una sensibilità che possa alimentare un processo bottom-up improrogabile.
Il cambiamento del sistema sportivo, così come lo immagino, parte quindi dalle persone, dalla qualità, dalla motivazione, dal committment, dalla loro capacità di innovare. In senso generale, credo che il grande sforzo da fare, per un prossimo futuro, medio e lungo, sia quello di bilanciare tra esigenze di centralizzazione mirate a garantire efficienza, coesione e coerenza, ed esigenze di decentramento volte ad assicurare la necessaria efficacia a livello operativo nelle singole realtà sportive. Se tradizionalmente abbiamo preso atto di un forte decentramento basato su logiche federali con una prevalenza di leve soft (valori, formazione e comunicazione, anche lungo canali informali), da domani potrebbe funzionare un maggiore governo centralizzato con un ricorso a leve hard (sistemi, processi e procedure formalizzate).
Sulla base dell’immane situazione che stiamo gestendo, mi viene da credere che potrebbe essere il momento giusto per deciderci di adottare delle politiche rivolte alla valorizzazione della diversità tra le discipline sportive, nella consapevolezza che saperla gestire all’interno significa aumentare l’efficacia del sistema sportivo verso l’esterno. E qui mi fermo, perché aprirei una parentesi (secondo me, molto interessante) sul settore turistico, per esempio, ... ma è tempo di osservare, adattarsi e cambiare pelle. Guardare agli approcci passati e proiettarsi verso sistemi futuri.