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progettazioneSiamo entrati nel mese di giugno e, a quanto pare, la pandemia molla un centimetro per volta, non di più.
Se mi fermo a riflettere sul settore lavorativo, la maggior parte di noi sembra assorbita dalle conseguenze dei mesi trascorsi e lo s'intravede dai processi di auto-formazione, dalle ricerche in corso e dallo stravolgimento repentino di alcune attività. Sento persone parlare di emergenza dovunque e, nello sport, adoperarsi per una situazione che continua a definirsi come un’incognita.
Okay, in realtà io faccio un po' a botte con questo modo di procedere, ma è un problema mio. Quello che, invece, vorrei condividere è che se, in prima battuta, ci siamo fatti travolgere ed è stato normale, ora dobbiamo riprendere quello che stavamo facendo ed i progetti per cui ci battevamo e sbattevamo. Se ci garantiamo la lucidità di stabilire da dove ripartire, come farlo e cosa mantenere dei programmi sospesi, sarà più semplice ripartire per tutti.
Ognuno avrà i suoi modi, i suoi tempi, ma il mio è un invito collettivo e non posso non farlo all'interno di questo spazio. Quindi, come di consueto, riparto da una notizia attuale, che mi riguarda direttamente e che, forse, mi può aiutare nel provare ad essere più incisiva.
Prendo spunto dal seguente comunicato stampa di giovedì scorso (28 maggio).

 

Legge medicina dello sport, l’Abruzzo rivoluziona la tutela sanitaria delle attività sportive.

Premetto che vengo da Pescara, attualmente ci vivo; quando trovo i presupposti, lavoro volentieri in Abruzzo.
Sono carica a molla al solo pensiero di avere una legge che rappresenti una vera e propria rivoluzione nelle tutela sanitaria per le attività sportive, ma credo di dover fare un inciso. Come professionista, mi sono sempre sentita molto appagata degli sforzi che ho fatto per vent'anni nel progettare in abbinamento alla Medicina dello Sport, una branca tipicamente rivolta a tutelare la salute degli atleti. Tuttora, vado in questa direzione e faccio riferimento ad una disciplina scientifica come la psicologia, basata su delle evidenze, capace di coniugare modelli, dimensioni di analisi, metodi e sistemi professionali pronti ad interagire. Pertanto oggi, non solo desidero ringraziare tantissimo chi si è speso per rinnovare la Medicina dello Sport, ma vorrei anche esprimere il mio entusiasmo nello svolgere una professione sanitaria che mi rende parte integrante di una squadra allargata come la regione Abruzzo. È evidente che il territorio stia puntando ad un obiettivo importante e lo condivido appieno, anche a nome del Centro di Psicologia dello Sport di Pescara di cui sono responsabile. Come gruppo di lavoro, lo scorso dicembre, annunciavamo tre filoni d'intervento per il 2020; guarda caso, al primo posto, avevamo inserito la prospettiva di una legge che riconoscesse l’integrazione della Psicologia con la Medicina dello Sport. Vedete, quasi costantemente, altre categorie professionali ed altri esperti disciplinari afferiscono alla Medicina dello Sport per ottimizzare la qualità del servizio diretto allo sportivo. Mi vengono in mente, per esempio, il cardiologo o lo pneumologo. Meno frequentemente, accade che lo psicologo porti il suo punto di vista all’interno del quadro valutativo dell'atleta, fornendo informazioni sullo stato complessivo di salute, quindi risorse, bisogni, aree di miglioramento o modalità di funzionamento.

Ora, il tentativo di raggiungere un servizio integrato sistematico, in favore del benessere psicofisico di coloro che praticano o intendono praticare sport, è una sfida del tutto legittima e ci ricorda il supporto che abbiamo dato alla realizzazione del 1° Convegno di Medicina e Psicologia dello Sport, svoltosi il 15 marzo 2019, per l’appunto a Pescara.

Tornando al comunicato, la Legge 59 evidenzia aspetti indubbiamente rilevanti, la fruibilità dei servizi, la dignità professionale dei medici specialisti in Medicina dello Sport e la salvaguardia sanitaria del mondo sportivo. La situazione, così come si prospetta, comporterebbe per gli psicologi un impegno appropriato sia sul piano psicometrico che clinico, compresa la necessità di selezionare, o addirittura creare, degli strumenti diagnostici validi e attendibili. In questa fase, però, il contributo che sto cercando di offrire è un altro, è quello di mettere a fuoco delle prassi metodologicamente innovative ed un sistema di competenze adeguate, connesse alla capacità di combinare efficacemente la Medicina e la Psicologia dello Sport.
Tutto questo, però, sarà possibile dopo aver appurato i termini della Legge 59, la sua completezza e, quindi, l'auspicabile integrazione di una professione sanitaria come quella dello psicologo, specializzato ed esperto in psicologia dello sport, a tutela della salute psichica degli atleti.

Nel 2020, anche e soprattutto alla luce degli insegnamenti tratti dalla pandemia in corso e dai report pensati per ripartire in sicurezza, credo sia doveroso e responsabile accettare che la mente di coloro che praticano o intendono praticare attività sportive vada attenzionata da chi lo psicologo lo fa per lavoro e non per attitudine. Gli spazi d'intervento ci sono, bisogna riconoscerli e legiferare in merito.

Cercherò ulteriori informazioni sul mio punto di vista e spero di trovare una risposta che sappia intercettare i bisogni attuali dell'atleta.