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rita levi montalcini"Se il modello sociale della superstar milionaria è illusorio, quello del finto dilettante che dedica quindici anni
a un lavoro precario e sommerso per poi trovarsi senza educazione, risparmi e prospettive, è drammatico."

Flavio Tranquillo - giornalista

 

Siamo prossimi al Black Friday, ciò vuol dire che dicembre è dietro l’angolo, ma non è l'unico segnale degno di nota. Le pubblicità natalizie, infatti, sono già in onda televisiva e le luci in strada sono in fase di montaggio, almeno qui a Pescara. Ahinoi, ci sarebbe anche da dire che la Regione in cui vivo, l’Abruzzo, è diventata zona rossa, ma la collettività si sta adoperando al meglio. Sono semplici dettagli di una quotidianità concreta che resiste al peso dell’inevitabile, così come l’argomento di questo mese che non c'entra niente.
È successo tutto nello spazio di tre giorni. È stato amore a prima vista.
L’ho comprato online, senza guardare la copertina e sorvolando sull'estratto. Non saprei dire come sia successo, ma è andata precisamente così. L’ho letto in meno di 24h e l’ho riletto in quelle successive per recuperare appunti che nella foga avevo annotato. Al terzo giorno ho scritto una prima recensione, in attesa di essere pubblicata, e ora eccomi qui a chiudere la filiera, dando voce a una sensazione mista di confidenza e ispirazione.
Nel complesso è stata un’esperienza piuttosto strana. Sono passata dall’eccitazione di riconoscere un pensiero conforme al mio, alla curiosità di leggere le citazioni di alcuni dei miei autori preferiti, David Wallace, Johan Huizinga, Marguerite Yourcenar, Erich Fromm.
Non saprei cosa mi ha lasciato più stupita, se la cornice economica in cui sono inseriti i temi o il sollievo di scoprire di non essere io una visionaria.
Ho imparato parole che non conoscevo, approfondendo il significato delle esternalità positive, della soft power e dell’area strategica di affari. Al di là di ogni mia più rosea aspettativa, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con il concetto di sostenibilità come non mi era mai capitato in un libro di sport, apprezzando l’accenno al capitale umano nel secondo capitolo.

Leggere testi del genere è una cosa che faccio abitualmente, perché mi piace e perché devo, ma non mi capita così spesso di sprofondare tra pagine scritte così bene, con un linguaggio così puntuale e un piglio così deciso.
Insomma, sono stati tre giorni perfetti, in cui per delle coincidenze lavorative ho potuto godere del libro e approfondirne l'Autore, Flavio Tranquillo, un professionista che non ha bisogno di presentazioni, capace di una scrittura dirompente e impeccabile.
Ho la netta impressione che la casa editrice, add editore stia investendo sulla rinascita di una cultura che consideri lo sport un bene comune, e credo sia un fatto più che incoraggiante sul piano letterario. In questo momento, questo libro era quello che serviva, ma al di là di ogni esito possibile, ringrazio Flavio Tranquillo per la competenza e l’eloquenza. Dal credere di farsi i fatti propri al farci responsabilmente i fatti nostri (cit. Flavio Tranquillo), la strada è lunga e va intrapresa.

 

Post scriptum. Della casa editrice add editore segnalo anche: Giorni di grazia, Sulle spalle dei giganti, Il mio basket è di chi lo gioca.