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prandelli

Guarda, non lo so se sarai un bravo allenatore,
ma sarai una persona sincera e onesta
e per noi questo è più che sufficiente.

Cit. Cesare Bortolotti a Cesare Prandelli, 1990

 

La notizia delle dimissioni di Prandelli l’ho sentita un paio di mattine fa alla radio.
La prima cosa che mi sono detta è stata: "Peccato!"
La seconda: "Chissà cos'è successo?"
In linea di massima, quando un allenatore lascia una squadra, ritengo che le cause possano essere tante, diverse e determinano una complessità a cui in questo momento si aggiunge la rilevanza della nostra condizione storica.
Credo che in situazioni del genere, la cosa più rispettosa da fare sia rimanere fedeli al testo della lettera che Prandelli stesso ha scritto, facendo così riferimento alle parole maggiormente coerenti con quel suo modo di fare e di essere, che soprattutto dopo la parentesi in Nazionale, in tanti abbiamo potuto riscoprire.


In effetti, stiamo parlando di un professionista con una spiccata capacità decisionale, un forte senso di responsabilità e un coraggioso spirito di appartenenza.

Ma forse la cifra stilistica di Cesare Prandelli è caratterizzata dall’attitudine ad affrontare i problemi e dall'empatia nei confronti dei giovani da cui non ha mai derogato in tanti anni.

Dopotutto, essere esigenti con se stessi e gli altri è il must di ogni sportivo; e per chiunque abbia lo scopo di rimanere se stesso gestire i sentimenti è la sfida più ostica.
Nell'aprile del 2014, ai tempi in cui aveva istituito il codice etico in Nazionale, Prandelli diceva: "chi sbaglia sta a casa, perché vuol dire che non sa reggere la pressione."
Oggi, Cesare, con il suo comportamento dimostra di saper dare l'esempio fino in fondo. E malgrado le statistiche dei Mondiali in Brasile riportino il 93,2% di passaggi riusciti all'Italia nella partita con l'Inghilterra (un record che teneva dal '66), oggi, l'ex commissario tecnico non vuole rimpianti e forse, sottolineo forse, neanche rimorsi.
Un suggerimento però mi sento di esprimerlo; Prandelli, si ricordi le parole che le ha detto Cesare Bortolotti agli esordi della sua carriera con gli Allievi dell'Atalanta, e quando si sentirà pronto, riparta.
Il calcio ha bisogno di persone sincere e oneste come lei; ed è un bisogno enorme tanto quanto la responsabilità che ha dettato la sua ultima decisione.


La lettera di Cesare Prandelli

Firenze, 23 marzo 2021. È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. Nella vita di ciascuno, oltre che alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme.
In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. Ho intrapreso questa nuova esperienza con gioia e amore, trascinato anche dall’entusiasmo della nuova proprietà. Ed è probabilmente il troppo amore per la città, per il ricordo dei bei moneti di sport che ci ho vissuto che sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa non era esattamente al suo posto dentro di me.
La mia decisione è dettata dalla responsabilità enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società, ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina.
Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra.
In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono venuto qui per dare il 100%, ma appena ho avuto la sensazione che questo non fosse più possibile, per il bene di tutti ho deciso questo mio passo indietro.
Ringrazio Rocco Commisso e tutta la sua meravigliosa famiglia, Joe Barone e Daniele Pradè, sempre vicini a me e alla squadra, ma soprattutto ringrazio Firenze che so che sarà capace di capire.
Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono.