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Il sindaco di Genova ha chiamato Paolo Verri, progettista culturale piemontese con una lunga esperienza professionale, per le attività collegate all’arrivo in città della Ocean Race, competizione velistica con partenza da Alicante nel 2022 e arrivo a Genova nel mese di giugno 2023. L’azione sarà quella di dirigere il settore del Comune che si occuperà dell’imponente programma di eventi e attività di riqualificazione urbana.
La notizia è stimolante, ha il sapore di un’integrazione spesso annunciata e poi elusa; la prospettiva di un acclarato progettista culturale al servizio di una competizione internazionale è promettente. Si tratta di un’azione reale, concreta. Contraria a quelle che altrove si spiaggiano tra parole, congetture e vecchie disquisizioni.
Riflettendoci bene, l’abbinamento sport-cultura rappresenta un cult alla mercé di chiunque; sembra quasi che l’una faccia da scudo all’altro, quando le cose si mettono male o sono difficili da raccontare, e appellarsi ai valori e alle tradizioni diventa l’ultimo baluardo di salvezza.


Il problema è che concettualmente siamo tutti ferrati, nella pratica le azioni sono maldestre; penso ai ragionamenti affastellati degli ultimi dieci giorni sulla questione Superlega. Alzi la mano chi non avrebbe pronunciato la parola cultura se fosse stato interpellato.

Durante la settimana ho letto molte critiche, alcune analisi più lucide di altre, qualche posizione diplomatica, eppure cercavo idee capaci di aprire al cambiamento un sistema ormai fragile, che pretende di custodire un patrimonio dell’umanità.

In effetti penso allo sport, ma sto parlando di calcio, e per quanto nell’immaginario collettivo rappresenti un mondo a sé, sono tanti (temo troppi) i sistemi sportivi che lo prendono come punto di riferimento o addirittura di arrivo. Mi tornano in mente le parole di Angelo Binaghi, ingegnere cagliaritano, che a margine dell’assemblea dello scorso settembre, quando è stato rieletto Presidente FIT per la sesta volta consecutiva, ha detto: “cambiare il vertice della FIT in questo momento, nel pieno di una crisi sistemica senza precedenti, sarebbe stato allo stesso tempo irresponsabile per i problemi che anche in questi giorni stiamo combattendo e ingeneroso nei confronti nostri e di quello che tutti insieme abbiamo fatto in questi anni, soprattutto se guardiamo alle prospettive del prossimo quadriennio, nel corso del quale grazie alle Finals arriveremo ad avere un fatturato molto più simile a quello della Federcalcio, la Federazione più grande che c’è in Italia, piuttosto che a quello delle altre grandi Federazioni italiane, che varranno circa un terzo del nostro”.
Ora, al di là delle diverse ambizioni federali, riguardo alla Superlega non sapremo mai se, così com’è stata sommariamente presentata, avrebbe portato i risultati annunciati, ma un fallimento può mettere in moto un nuovo meccanismo, questo sì. I fattori sono tanti, il tema è senza dubbio complesso. Di sicuro, lavorare con persone competenti per capitalizzare l’errore, e fare sistema tra città e club nel favorire un’apertura dello sport al territorio potrebbe essere un modo di tradurre la parola cultura nei fatti. In realtà, dobbiamo semplicemente coltivare la propensione dell’essere umano allo sport, considerando le attuali differenze di età, genere, etnia e provenienza e favorendo un equilibrio volto alla competizione. Perché volendo sorvolare su: fatturati, guadagni, tifosi, presidenti, cause vere o presunte, quello che conta è convergere in un medesimo punto, sentirsi una comunità sportiva e interagire all’interno di un progetto di “permeabilizzazione”, precursore di un’apertura mentale improrogabile.
Detto questo, come insegnava il buon vecchio Michael Mahoney, la soluzione dei problemi richiede una serie di abilità da cui non si scappa: “specificare il problema generale”; “raccogliere le informazioni”; “identificare le cause”; “esaminare le alternative”; “restringere il numero delle opzioni e sperimentare”; “confrontare i dati”; “arricchire la soluzione, rivederla o sostituirla”.
Forse siamo ancora fermi alla prima, per quanto mi riguarda.