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capovolte

Da qualche giorno una domanda mi frulla in testa, anche se altrove una risposta sta già prendendo forma. Com'è possibile aggiungere salute e qualità della vita nella complessità della scuola italiana tramite lo sport e la didattica sportiva? I recenti investimenti pubblici dimostrano che c'è una modalità ed è stata adottata. L’inserimento del docente di scienze motorie nella primaria è ufficiale; l'annuncio è stato fatto in conferenza stampa lo scorso 17 novembre. Alcuni lo definiscono un cambiamento epocale, altri lo aspettavano da oltre sessanta anni.
A me sembra che, al di là delle attese, sia un fatto significativo, quindi provo a dire la mia, partendo però da un esempio concreto, dalla specificazione progressiva di alcuni obiettivi didattici presi dalle scienze motorie e sportive nella scuola primaria. Per scegliere, non posso che rifarmi alle parole della Vezzali, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport. In conferenza stampa, lei stessa ha affermato: “molti ragazzi non sono capaci di fare una capriola e, forse, non ci hanno mai neppure provato”.
Procedo quindi cercando una chiave di accesso per una riflessione tangibile successiva, ed esattamente come fossi nell'ambito di una programmazione educativa, metto in evidenza i seguenti punti:

- finalità: la scuola primaria ha per compito la prima alfabetizzazione motoria;
- obiettivo generale dell’educazione motoria: la scuola si propone di assicurare all’alunno le capacità coordinative deputate alla scelta del movimento, alla sua direzione, al suo controllo;
- obiettivo di una specifica attività didattica: l’alunno sa eseguire una capovolta;
- sotto-obiettivi: l’alunno sa dare continuità ai movimenti che esegue, partecipare con tutto il corpo al movimento, rilasciare i muscoli al momento opportuno.

È chiaramente un esempio semplice, incentrato sull'apprendimento della capovolta, ma rispetto ai dubbi che mi restano sullo sviluppo dei fatti, mi serve per sottolineare due livelli fondamentali. Mi riferisco alla programmazione scolastica e alla programmazione educativa, entro le quali l’operazionalizzazione esemplificata degli obiettivi didattici, costituisce un passaggio obbligato.
Quindi, fatta la premessa e tornando all'educazione motoria nella primaria (peraltro, già inserita nella legge di bilancio), a me sembra che in questa fase il carattere politico-amministrativo della manovra sia predominante rispetto ad altri elementi da considerare. Per esempio, la quantità e la qualità delle ore di insegnamento, la valorizzazione delle diverse intelligenze e la verifica dei risultati educativi in contesti differenti.
 E anche questo lo capisco, fa parte del cambiamento. Ma in linea con l'obiettivo di una scuola in cui il corpo, la capacità di muoversi e di farlo insieme, diventino un elemento fondante, non un'aggiunta, ma un pilastro dell'educazione (cit. Ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi), credo sia fondamentale scongiurare da subito il rischio di ridurre il tutto alle capovolte che un alunno sa eseguire.
 Cerco di spiegarmi meglio.



Se ragiono sui contenuti più che sulle parole, mi sembra evidente che il funzionamento della scuola, penso ad esempio al tempo pieno o alla medicina scolastica, sia funzione non solo di singoli docenti, come quelli che verranno inseriti, ma anche di équipe psico-pedagogiche rivolte all’integrazione delle attività e alla trasversalità delle competenze. E, in questo senso, mi sento in dovere di sottolineare come la figura di uno psicologo, specificatamente competente in psicologia dello sport e dell'esercizio fisico, sarebbe il crocevia perfetto. Potrebbe interfacciare da un lato le questioni sanitarie e dall'altro quelle pedagogiche, tendendo a una metadisciplinarità, capace di aprire a un’organizzazione delle classi e a un rapporto insegnamento/apprendimento, che andrebbero ben oltre le due ore di educazione motoria.
H
o sentito che lo scopo è quello di investire seriamente su uno stile di vita sano e corretto, in previsione delle prossime generazioni. Bene, allora bisogna comprendere, non solo sapere, che ci sono dentro: famiglie, docenti (tutti), dirigenti, personale scolastico e i tantissimi responsabili delle associazioni sportive con l’entourage a cui afferiscono.
 E per chiudere senza dare adito a fraintendimenti, mi rifaccio all'eloquenza di un testo degli anni 80 in cui sono riportati i Programmi didattici per la scuola primaria. Cito uno stralcio a titolo di esempio, nell’intento di evitare ogni forma di approssimazione e dimostrare l'intramontabilità di alcuni principi.

“In una prospettiva realmente formativa, acquistano in tal senso rilevanza tutte le attività polivalenti (percorsi, circuiti, ecc.) ed i giochi di squadra con regole determinate dagli alunni o assunte dall'esterno (quattro porte, mini-basket, mini-volley, mini-handball, ecc.), ovvero attività sportive significative (preatletica: corse, salti, lanci; ginnastica: agilità, ritmo; esperienze di nuoto, ecc.). Ciò non dovrà costituire pretesto per un prematuro avviamento alle discipline sportive, né deve presentarsi come esperienza scolastica episodica eccezionale, ma deve invece configurarsi come specifico intervento educativo teso a cogliere i veri significati sociali e culturali dello sport.”

Non credo di dover aggiungere altro. O forse sì; in rete c’è un video di Adele, la cantautrice britannica, e della signora McDonald. Se non l'avete ancora visto, dategli un occhio (sono pochi minuti). Ve lo suggerisco, scoprirete chi è la signora McDonald e poi mi direte.