consulenza

Consulenze

 

progetti editoriali

Letture sportive

corsi

Corsi

 

cresibilità

Cresibilità®️

progetti

Progetti scuola e sport

 

riconoscimenti

Premi ed eventi

approfondimento

"Punti di vista"
La rubrica del mese

spunti sportivi

"Spunti sportivi"

Games. Agency as ArtRecensione a cura di Margherita Sassi - Giocare è un’arte, di C. Thi Nguyen, add editore (2023)

 

Nel suo saggio, il filosofo assembla elementi apparentemente distanti e crea un sistema di funzionamento interno ai giochi di forte attualità. Dai ragionamenti descritti si può davvero desumere l’atteggiamento migliore per gestire le sfide

Il primo passo da fare è assumere un approccio diverso al gioco, privo di facili stereotipi o limiti concettuali. Un gioco dall’enorme potenziale, che si affaccia all’arte, una precisa forma d’arte che permette di cambiare i propri scopi in modo fluido e di sperimentare una varietà di stili agenziali secondo gli obiettivi, le abilità, i vincoli e l’ambiente previsti dalla struttura dell’attività ludica.
Giocare è un’arte. Il gioco come tecnologia trasformativa (Games. Agency as Art) è un saggio destinato a diventare una pietra miliare. Scritto da Christopher Thi Nguyen e tradotto da Andrea Chiarvesio, sbarca in Italia nel 2023, grazie alla casa editrice torinese ADD Editore.
Il testo ruota attorno al gioco sfidante - traduzione meno letterale del gioco di impegno -, un elemento perno della trattazione, che consente all’Autore di sviluppare una generosa serie di ragionamenti basata su teorie ed esperienze di ampia portata. Senza alcuna pretesa di mostrarsi esaustiva, l’analisi include: giochi per computer, sport di squadra e individuali, giochi da tavolo, giochi di carte, party game, giochi di ruolo da tavolo e dal vivo.
L’impalcatura è congegnata in maniera eccellente, alcuni aspetti sono ricorrenti e rimarcano le questioni fondamentali, altri si snodano tra tesi e ipotesi offrendo spunti di riflessione profonda e un’apertura di pensiero verso nuove prospettive di indagine.
Nel tentativo (pienamente riuscito) di dipanare ogni genere di fraintendimento e di sviluppare un pensiero chiaro e decifrabile, Thi Nguyen distingue il gioco per il risultato dal gioco sfidante e lo fa concentrando una quantità e una tipologia di fonti che creano continui rimandi tra passato, presente e futuro.
I collegamenti interni ai capitoli consentono di acquisire le informazioni in maniera graduale, mentre il richiamo alle esperienze personali dell’Autore favorisce, a tratti, una lettura immersiva.

I contenuti sono distribuiti equamente in tre parti e per quanto alcuni passaggi siano sfumati, l’organizzazione è precisa, organica e coerente; tanto che la speranza dichiarata tra le righe è appunto di sviluppare, attraverso argomentazioni ed esempi, un’immagine convincente dei giochi come un tipo molto speciale di artefatto umano e una forma d’arte unica (pag. 46).
Il taglio multidisciplinare del saggio consente di spaziare dall’approccio del game designer alle questioni di psicologia morale, mantenendo però un filo diretto con l’interesse dell’Autore che è quello di richiamare l’attenzione sul costrutto di agency e su come le strutture sociali, la tecnologia e le pratiche artistiche possono condizionare il nostro modo di pensare e di decidere.
Il paradosso secondo cui le caratteristiche che rendono i giochi potenzialmente preziosi li rendono anche potenzialmente pericolosi (pag. 43) apre all’approfondimento di ciò che rende speciale il gioco sfidante, vale a dire l’alternanza tra modalità agenziali opposte, l’impegno pratico e l’impegno estetico, questioni su cui riflettere anche oltre il piano filosofico. L’autonomia, la fluidità, la libertà, lo stato di flusso, la distanza agenziale, la gamification e la sostituzione del valore sono solo alcuni esempi.
Per ultimo, ma non per importanza, nella terza parte del testo, emerge un dubbio sul quale soffermarsi attentamente. L’Autore si interroga sui pericoli dell’esportazione di un’aspettativa di chiarezza dei valori dai giochi alla vita non ludica (pag. 310) e la questione, così com’è spiegata, credo possa costituire uno stimolo efficace per indirizzare sia la ricerca che la formazione. Analizzare somiglianze e differenze tra i diversi ambienti di gioco potrebbe, infatti, avere dei risvolti applicativi davvero interessanti. Nell’ambito della psicologia dello sport, per esempio, indagare tra chi è abituato a vivere secondo le abilità, gli obiettivi e i vincoli del proprio ambiente potrebbe rappresentare un passaggio chiave non solo per la crescita dell’atleta, ma addirittura per l’evoluzione dell’individuo e indicare delle nuove strategie educative.
A corredare il testo la Prefazione di Pierdomenico Baccalario e una bibliografia nutrita e aggiornata, purtroppo priva di fonti italiane, se non traduzioni di testi pubblicati in altre lingue.
Giocare è un’arte è un libro eccezionale per il circolo virtuoso che si innesca tra dettagli e totalità del saggio e trova nella traduzione italiana una possibilità in più da offrire al nostro Paese che è quella di conferire significato al gioco comprendendolo nella sua essenza.
Dopotutto, la domanda di fondo è una domanda sul valore. […] Si tratta di capire se i giochi possono aiutarci a condurre una vita ricca e appagante o se sono solo un modo per passare il tempo (pag. 195). Questa ed altre simili sollecitazioni invogliano il lettore ad andare oltre una semplice comprensione.