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prandelli

Guarda, non lo so se sarai un bravo allenatore,
ma sarai una persona sincera e onesta
e per noi questo è più che sufficiente.

Cit. Cesare Bortolotti a Cesare Prandelli, 1990

 

La notizia delle dimissioni di Prandelli l’ho sentita un paio di mattine fa alla radio.
La prima cosa che mi sono detta è stata: "Peccato!"
La seconda: "Chissà cos'è successo?"
In linea di massima, quando un allenatore lascia una squadra, ritengo che le cause possano essere tante, diverse e determinano una complessità a cui in questo momento si aggiunge la rilevanza della nostra condizione storica.
Credo che in situazioni del genere, la cosa più rispettosa da fare sia rimanere fedeli al testo della lettera che Prandelli stesso ha scritto, facendo così riferimento alle parole maggiormente coerenti con quel suo modo di fare e di essere, che soprattutto dopo la parentesi in Nazionale, in tanti abbiamo potuto riscoprire.

collana esempi pratici n. 2

 Tempo di lettura: 5 minuti

 

Manca meno di una settimana all'entrata della primavera, le formiche operaie si sono rimesse in moto e anche per noi che ci occupiamo di sport è il momento di industriarci e approntare quello che servirà nel prossimo futuro.
Le difficoltà degli ultimi dodici mesi persistono, ma stiamo ereditando un ampio ventaglio di emozioni, e a questo punto non ci resta che organizzare la cultura attraverso cui rinnovare lo sport. In generale, dobbiamo affinare i legami che uniscono le diverse attività, i modi in cui le persone considerano questi legami e i processi interpretativi delle menti individuali e collettive; nella pratica, a titolo di esempio, ho coinvolto l'esperto che sto per presentare.

Tutto è iniziato da un articolo, dal conseguente ricordo della mia tesi di laurea, e dalla volontà di insistere sull’importanza delle partnership, internamente al modello di lavoro su cui basiamo le attività del nostro Centro. Senza dubbio, il fatto che stia prendendo forma una squadra di professionisti, capaci di condividere il valore della salute, come presupposto essenziale di prestazioni e risultati di alto livello, è tra gli aspetti più stimolanti della programmazione 2021.
Stavolta, quindi, voglio mettere l'accento sul ruolo dello sleep coach, largamente apprezzato in ambito sportivo, ricoperto per noi dal tecnico respiratorio, Pierpaolo Prosperi, specializzato nel trattamento delle apnee notturne e, non ultimo, giocatore di basket.
Ho chiamato Pierpaolo pur sapendo l’enorme carico di lavoro e di stress a cui è sottoposto in questo periodo straordinario. Mi ha risposto tra un turno e l’altro, raccontandomi le attuali difficoltà di svolgere le sue mansioni abituali, e l’entusiasmo di continuare a investire sulla prevenzione e la consapevolezza delle nuove generazioni, malgrado tutto.

Oggi Pierpaolo, che è pescarese di adozione e ha 46 anni, lavora in qualità di infermiere e tecnico di fisiopatologia respiratoria presso la AUSL di Pescara. Ma non solo. Oltre ad essere tutor clinico per il Corso di laurea in fisioterapia presso l'U.O.C. di Pneumologia e F.P.R., collabora fattivamente da diversi anni con l’Associazione Apnoici Italiani. La sua professionalità ormai è strutturata e nell'avviare la nostra chiacchierata ci tiene a sottolineare un particolare: "la mia passione per il sonno mi è stata trasmessa daI mio primario di Atri, Donato De Sanctis, allora dirigente responsabile della U.O.S.D. di Medicina interna, il medico che stimo di più in assoluto."

Per provare a sintetizzare il senso di uno sleep coach nello sport, ho preso spunto dalle parole di William C. Dement, uno dei maggiori ricercatori del sonno e fondatore del Sleep Research Center dell'Università di Stanford, ma è soltanto grazie alla collaborazione di Pierpaolo che, qui di seguito, trovate una serie di domande e risposte con cui approfondire l'argomento.

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🧠 In pochi decenni le innovazioni tecnologiche hanno stravolto quel magnifico orologio interno che regola i nostri bioritmi. Tutti gli aspetti del vivere contemporaneo, tv per tutta la notte, voli da un continente all’altro, orologi sveglia, hanno contribuito a distorcere la sincronia tra mente e corpo (Cit. W.C. Dement). Qual è l’importanza di sincronizzare la competizione con i ritmi circadiani dell’atleta?

😴 I ritmi circadiani sono principalmente influenzati dalla luce e dall'oscurità e sono collegati a un orologio principale, a volte indicato come il pacemaker circadiano, situato nel cervello. Nello specifico, si trova nel nucleo soprachiasmatico (SCN), posto in una zona del cervello chiamata ipotalamo, può quindi influenzare il sonno, la temperatura corporea, gli ormoni, l'appetito e altre funzioni del corpo. Il termine circadiano deriva dalla frase latina "circa diem", che significa "circa un giorno".
Esistono in tutti i tipi di organismi, ad esempio aiutano i fiori ad aprirsi e chiudersi al momento giusto e impediscono agli animali notturni di lasciare il loro rifugio durante il giorno, quando sarebbero esposti a più predatori.
I ritmi circadiani anormali possono essere collegati a obesità, diabete, depressione, disturbo bipolare, disturbo affettivo stagionale e disturbi del sonno come l'insonnia.
Il ritmo circadiano è talvolta chiamato "orologio biologico".
I ritmi circadiani, influenzano molti aspetti legati alle prestazioni fisiche e fisiologiche, come la forza e la flessibilità muscolare, oltre agli aspetti percettivi e cognitivi della prestazione. Sono state valutate forti correlazioni tra la prestazione fisica e la variazione circadiana che interagiscono con altri fattori come: insulina, cortisolo, testosterone libero e totale, assorbimento di ossigeno, glucosio, ormone della crescita, norepinefrina e rilascio di melatonina. A seconda, poi del tipo di esercizio (ad esempio a breve o lungo termine, aerobico o anaerobico, sport individuale o sport di squadra), del coinvolgimento degli aspetti psicologici (ad esempio motivazione, concentrazione) e delle condizioni esterne (ad esempio ambienti freddi o caldi), gli effetti dell'ora del giorno sulla prestazione fisica variano.
Inoltre, l’individuazione del cronotipo dell’atleta (che descrive i tempi biologici ottimali di un individuo per l'attività e il sonno), è un aspetto fondamentale per determinare il massimo rendimento circadiano.

🧠 La scoperta del nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo, che hai appena accennato, risale agli inizi degli anni ’70; quali sono le ultime acquisizioni sulla sua funzione rispetto alla regolazione del jet lag?

😴 Il Jet lag, chiamato anche disturbo da Jet lag, è un problema temporaneo che può colpire chiunque viaggi rapidamente attraverso più fusi orari. Si verifica perché il nostro orologio interno è ancora sincronizzato con il fuso orario originale, invece che con il fuso orario in cui hai viaggiato.
Il nucleo soprachiasmatico (SCN) è il metronomo che attraverso input umorali e neuronali coordina gli orologi circadiani periferici tra cui polmone, fegato, reni, cuore e muscoli. Le influenze circadiane dei neuroni SCN sono distribuite in diversi organi bersaglio del corpo, in particolare la ghiandola pineale e le ghiandole surrenali che secernono la melatonina e il cortisolo circolante.
La melatonina viene prodotta principalmente di notte: è l’“ormone del sonno”, perché segnala all’organismo che è ora di riposare.
Il cortisolo, al contrario, è conosciuto come l’“ormone dello stress”. Esso svolge un’azione antagonista a quella della melatonina: al mattino, quando si inizia a percepire la luce, l’organismo cessa la produzione di melatonina e inizia quella di cortisolo, che induce nell’organismo uno stato di “allerta”, segnalando che è ora di attivarsi per affrontare la giornata.
Potete immaginare quanto possa essere importante il nucleo soprachiasmatico (SNC) nella regolazione di un disturbo come il Jet lag!

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La foto è stata presa dal seguente link: http://bit.ly/30M2rME

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La gran parte degli addetti allo sport riconosce, finalmente, l’importanza e l’esigenza di districarsi tra gli aspetti strutturali, funzionali e psico-fisiologici degli atleti per comprenderne e tutelarne la prestazione sportiva.
Volendo preavvisare le situazioni di non idoneità, disadattamento e demotivazione ci si dovrà, quindi, avvalere di una valutazione integrale dello sportivo, non solo fisiologica, tecnica e atletica, ma anche psicodiagnostica.
In realtà, dal momento che alla presentazione del Giro d’Italia 2008 è stato opportuno sancire l’obbligatorietà di un documento come il Passaporto Biologico (Passione Ciclismo, Anno II - N. 1 Gennaio 2008), trovo assolutamente plausibile la proposta simultanea di un documento che riporti anche una serie di analisi psicodiagnostiche.
In altre parole, se sarà possibile fermare coloro che si discosteranno dal range di variabilità fisiologica individuale, si dovrà ammettere l’utilità di una congrua valutazione sul piano mentale così da avvalorare la “fotografia” fisico-metabolica dell’atleta.

innovare Restituite ad Alex il suo sogno di marcia.
Molti dovrebbero chiedergli scusa. Qualcuno lo ha già fatto e altri lo faranno. Nessuno potrò mai restituirgli 5 anni di sogni infranti e di sottrazioni. Mascheriamo che qualcuno (direttamente il CIO? Il tribunale federale svizzero o la Corte Europea dei diritti dell’Uomo?) gli consenta di tornare ad essere un atleta.
La storia di Alex Schwazer è quella di un lungo romanzo a puntate con tanti colpi di scena e qualche colpo basso. Lui, un grande talento della marcia, vince l’oro olimpico della 50 km di Pechino 2008. Prima di Londra 2012 viene fermato per doping. Confessa di avere assunto epo perché non sopportava la pressione e l’attesa intorno a sé. Sconta la sua pena e prima di Rio 2016 decide di tornare con l’aiuto di Sandro Donati, il più estremo cultore e attivista della lotta al doping. Una favola di redenzione a cui il mondo dell’atletica non vuole credere. Anzi, il vecchio mondo dell’atleta lo rifiuta, lo osteggia. Gli altri campioni lo considerano una pecora nera e non lo rivogliono in gruppo. Non vogliono concedergli la seconda chance. Donati, non ha mai fatto sconti a nessuno, ha scoperchiato scandali internazionali e si è fatto molti nemici nelle istituzioni. Schwazer, confessando il suo doping, ha coinvolto medici e dirigenti che a suo avviso non potevano non sapere. L’impressione che si siamo fatti nel tempo è che il mondo dell’atletica non gli avesse perdonato il peccato originale, non credesse alla sua nuova scommessa, anzi, non lo accettasse proprio …