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Questa mattina ho sentito Roberto Mancini replicare a Roberto Speranza.

Lo sport da una parte, la salute dall'altra; di primo acchito la cosa mi è sembrata strana.

Ma anche riflettendoci su, credo che non ci porti un granché lontano focalizzarci sulla priorità dei diritti da riscattare, come se quello alla salute non bastasse. I fatti stanno dimostrando che in Italia la qualità del pensiero sportivo non è sufficiente a far funzionare le cose in favore del benessere delle persone.
Scuola, lavoro, vita privata e sociale comprendono lo sport nelle sue molteplici declinazioni e dovrebbero essere parte di una strategia sostenibile, adatta alle difficoltà reali e attenta alle opportunità presenti e future.
Non mi sembra sia mai esistita una squadra che abbia giocato bene un campionato senza uno scopo unanime e non sarà certo un cliché ad affermare la forza intrinseca dello sport.

progettazioneÈ un mese che dubito se scrivere o meno due righe sulla questione controversa delle palestre scolastiche. A un certo punto mi sono anche detta: aspetta che i ragazzi tornino a scuola, vedi come vanno le cose e poi dici la tua. Ma è evidente che non ho retto. È vero, qui a Pescara si sono riaperte le scuole ieri, altrove anche prima, ma di certo non c’è stato ancora il tempo tecnico per capire l'effettivo utilizzo che si farà delle palestre, al di là di ogni possibile anticipazione.
Questa volta ho deciso di esprimere il mio punto di vista esclusivamente per il dovere che sento di contribuire alla circolazione di informazioni concrete, pensate per contribuire a risolvere un vecchio problema. Non mi interessa screditare altre posizioni, vorrei solo che ci si rendesse conto della complessità della questione, della valenza dell’educazione sportiva a scuola e del ruolo che ricoprono i settori giovanili delle società sportive dilettantistiche.
Di frequente, il profilo di chi lavora a vario titolo nello sport in Italia se lo si guarda da più angolazioni non risulta ancora del tutto chiaro. E questa condizione è correlata alla scarsa cultura sportiva del nostro Paese. Mi raccomando correlata, non causata. E questo significa che difficilmente qualcuno potrà stabilire che ci sia un nesso di causa-effetto tra una questione e l’altra. Ma proviamo a soprassedere su questa difficoltà.
Nell'ultimo mese ho letto New Power, un libro decisamente ben fatto, uscito lo scorso agosto, scritto da Jeremy Heimans e Henry Timms, edito Einaudi. Uno dei passaggi che ho mandato in memoria dice così: se vogliamo ricostruire la fiducia pubblica nelle istituzioni, dobbiamo lasciare che le persone ci mettano le mani. Verrebbe da chiedersi: o la faccia? Ma sarebbe un dilemma tutto italiano, forse, tradito da uno dei nostri ultimi martellanti intercalari. In effetti, io non credo che aggiustare il tiro del sistema sportivo dilettantistico italiano, come si è assestato negli ultimi cinquanta anni, sia un problema da risolvere in questo momento storico.

progettazioneGli 8 Corsi da poter frequentare presso il Centro di Psicologia dello Sport di Pescara

Con l’avvio dell’autunno e le idee maturate nei mesi estivi, per chi lavora nello sport si apre un periodo in cui decidere l'aggiornamento da programmare. Come Centro di Psicologia dello Sport di Pescara, la responsabile Margherita Sassi, psicoterapeuta e psicologa dello sport, anche nel ruolo di docente (in questo caso referente della formazione in oggetto) segue la consueta e indiscutibile regola. La prima. Privilegiare i progressi degli atleti in quanto persone senza abbandonare il valore della competizione, e lavorare all’essenziale, quindi al benessere e alla salute degli sportivi.

La selezione è stata progettata per lo sport ed è l’ideale per la vita, comprende n. 3 seminari e n. 5 corsi di formazione di cui n. 2 monotematici.

A riguardo dei Corsi e dei Seminari:

sono attuali, frutto di aggiornamento costante, fondamentali per i concetti base da acquisire per chi voglia prendere dimestichezza con la psicologia propria del sistema sportivo. Abbastanza corposi da suggerire degli strumenti pratici utili ad affinare il proprio contributo nell’ambiente di lavoro. Cit. Margherita Sassi

Ecco la lista delle proposte, pubblicata anche nella sezione Corsi con le informazioni riservate ai partecipanti.

Il coffe break del sabato mattina.
Testato nel 2019, il coffe break è un seminario conviviale, corredato da materiale didattico adattabile ai diversi contesti di lavoro. Perfettamente adeguato a chi privilegia la pratica ed è propenso ad imparare giocando.
Costo: 70 euro

Dalla pratica sportiva alla crescita psicologica.
Realizzato nel 2009 grazie alla combinazione con il CONI provinciale pescarese, è un seminario progettato per scorrere le tappe dell’età evolutiva e osservare il progredire delle cognizioni e dei comportamenti giovanili di pari passo con lo sviluppo cerebrale. Funzioni esecutive e life skills sono le parole d’ordine delle quattro ore in programma caratterizzate da un taglio assolutamente pratico.
Costo: 100 euro

progettazioneHo trascorso un mese di agosto particolarmente intenso e nonostante il ritmo incalzante ho individuato diverse notizie meritevoli di un punto di vista in più. Però, non so perché, puntualmente ho aspettato. Forse, complici i lavori di restyling dell’ufficio che sto ultimando in questi giorni malgrado il razionamento dell'acqua che va avanti da inizio di agosto. Oppure Vittoria Albeggia che ha ripreso forma grazie alla ripartenza della sapiente collaborazione con Chiara Colagrande, in arte Karicola. Per chi non sa ancora nulla, Vittoria è la protagonista femminile del seguito di Stop&Go, il romanzo che ho scritto nel 2013.
Fatto sta che alla fine una notizia che mi ha colpito più dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, più di Andrea Pirlo e Fabio Liverani, più della riforma di Vincenzo Spadafora e più dello spot della Barilla con la comparsata di Roger Federer a Finale Ligure, è stata l’idea di Davide Mazzanti, allenatore della nazionale italiana di pallavolo femminile. Da settembre, ha in programma di girare l’Italia in camper per confrontarsi con allenatori di tutte le regioni. Sarà che si chiama come uno dei personaggi della trilogia che sto scrivendo, sarà che siamo nati lo stesso anno ed abbiamo frequentato l’Università di Urbino entrambi. A me il suo progetto piace e poco importerà quali società avrà modo di contattare e in quali palestre scolastiche riuscirà ad entrare. Quello che conta è diffondere l’utilizzo di un mezzo che potrebbe diventare una soluzione ottimale per tutte le Federazioni.
Sono certa che brandizzarlo non sarà un problema e mi commuove ricordare che più di trent’anni fa un progetto molto simile ha visto protagonisti i miei genitori. Sì, proprio loro, che dopo un primo approccio alla palla tamburello da parte di mia madre, hanno approfondito l’aggiornamento in Sardegna e da lì hanno abbracciato la scommessa di diffondere e promuovere uno sport per molti semi sconosciuto in accordo con la Federazione Italiana Palla Tamburello FIPT. Hanno girato parte dell’Italia con il loro camper, contenti di esprimere il loro essere insegnanti di educazione fisica e fiduciosi di attecchire nelle scuole coinvolte, per poi riversare tutto il loro entusiasmo prima nei Giochi della Gioventù della scuola di appartenenza e infine nel ruolo di arbitri, di nuovo in giro per l’Italia.