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Il metodo cresibile è stato impostato per contribuire a migliorare il funzionamento del sistema sportivo italiano. Dal 2016 è in circolazione un bugiardino a tema, del quale si può prendere visione facendone richiesta.
Tutto è cominciato alla fine del 2013, quando l'ideatrice della cresibilità, Margherita Sassi, si è messa a ricercare cosa avrebbe reso più felici e soddisfatti gli amatori del settore sportivo, dilettanti e professionisti compresi.
Da quel momento ha preso piede un approfondimento (tuttora in corso), che nel giro di un paio di anni ha avuto i primi riscontri tangibili nel campo dell'applicazione e della formazione.
Puntare alla creatività, tra innovazione e tradizione, connettendo elementi già esistenti in maniera originale e coraggiosa, è il fulcro del metodo cresibile. L'effetto auspicato è la produzione di nuove idee, ma l’adeguatezza del processo è garantita al contempo dal rispetto di regole e limiti, interni ad una cornice dettata dalla costante sfida del superamento. Centrali, ovviamente, la preparazione e la perseveranza, che sono il presupposto perché la creatività venga espressa, e perché una cultura sportiva ispirata all’accettazione e alla risoluzione del fallimento trovi spazio. Da sottolineare, infine, che in assenza dei due elementi restanti - sensibilità e qualità - non si può parlare di metodo cresibile.

Ma in cosa consiste nel dettaglio il metodo cresibile?

È un procedimento per cui bisogna affiancare la facoltà di percepire attraverso i sensi e l’esercizio del pensiero creativo. La possibilità di affinare i processi mentali, attraverso il corpo e gli stimoli che questo riesce a registrare ed integrare, deriva direttamente dalla decodifica dell'attività cerebrale, per cui un domani arrivare a definire la rappresentazione cognitiva dell'individuo (atleta) significherà non solo imparare a controllarla al meglio, ma anche recuperare l’autenticità delle emozioni e dei sentimenti. All'interno del settore sportivo, l'ambizione ultima del metodo è quella di sviluppare un’empatia collettiva che diventi il fulcro del futuro della Generazione Z e delle prospettive a venire.

Di cosa hanno bisogno i giovani che si avvicinano allo sport?

Bambini e adolescenti vanno incoraggiati a giocare liberamente, intendendo la libertà una conquista graduale e non un dato di partenza; se l’obiettivo condiviso è quello di renderli autonomi e responsabili rispetto ad un futuro da atleti competenti, la direzione da intraprendere è questa e non una diversa.
Credere che l’autostima e la fiducia dei giovani possano crescere attraverso l’abitudine degli adulti a lodare i risultati, piuttosto che l’impegno e la capacità decisionale, è una trappola nella quale si cade con facilità. La gioia e l’entusiasmo di fare le cose non hanno niente a che vedere con gli esiti che si ottengono, e se di questi ultimi non facciamo un problema, non saranno i giovani a farlo per noi.
La sensibilità compresa nel metodo può essere una fonte inesauribile d'ispirazione per i professionisti del settore, anche là dove risulta difficile gestire l’atteggiamento di un giovane agonista impreparato a fronteggiare le difficoltà quotidiane. Abituarsi a valutare la realtà lavorativa per quello che sentiamo, oltre quello che pensiamo, spesso ci permette di risolvere una situazione spiacevole, superandola e prendendone le distanze. Così facendo, i problemi diventano prima una questione di sensibilità e poi d'interpretazione; è evidente che su questi argomenti occorre lavorare con precisione e puntualità soprattutto sul piano della didattica.

Che cosa fa pensare che un paradigma come la cresibilità possa evolvere in un metodo o in qualche altra direzione?

Sul piano applicativo, dove la cresibilità ha già trovato terreno fertile per attecchire, sono emersi effetti positivi a breve e medio termine ed è un dato promettente. Poi, il fatto che si parli di creatività, sensibilità e qualità anche in un Manuale di psicologia generale dello sport, editato da una casa editrice storica come il Mulino e scritto da una docente qualificata come Laura Mandolesi, apre senza dubbio delle prospettive di sviluppo nell'ambito della formazione e della ricerca.

Su cosa si basa oggi l’efficacia del metodo?

Concretamente, sulla possibilità d'instaurare relazioni d'interdipendenza tra i professionisti del settore. La qualità compresa nella cresibilità prevede un'elevata consapevolezza di ciò che si fa. Il dato di fatto è che le persone abituate a lavorare sulla qualità assumono un comportamento attendibile e costruttivo; a livello collettivo, sperimentarla sarebbe la strategia migliore per cresibilizzare lo sport.

Quindi, la cresibilità nasce da una volontà ben precisa?

Sì. Dopotutto, le cose si possono fare in diversi modi. Tra il bene e il male, la gamma è ampia. L'obiettivo del metodo cresibile è uno solo: migliorare lo sport.

 

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