bocce_Pescara_pinetaD'AnnunzianaLo scorso 6 aprile è stata celebrata la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, sostenuta dalle Nazioni Unite e fissata in tale data per ricordare l’inizio dei primi Giochi Olimpici (Atene, 1896). Siccome, però, quando si tratta di sport, di movimento, di gioco o di esercizio fisico, per me un giorno vale l’altro, ne parlo oggi.
Secondo le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità, emanate nell'ambito del programma "Guadagnare Salute" sulla linea delle “Global Recommendations on Physical Activity for Health” redatte dall’OMS, a specifici gruppi di età corrispondono relativi livelli di attività fisica. Questi ultimi, oltre ad essere il segreto per mantenersi in salute, si abbinano perfettamente allo scopo della giornata celebrativa in oggetto, quello di accrescere la consapevolezza del ruolo attribuito allo sport a riguardo delle trasformazioni sociali (promozione della salute, dell’istruzione, dello sviluppo e della pace).
Ora, al di là delle pozioni magiche e delle prospettive future (vedi "Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”, paragrafo 37), sembrerebbe che a renderci felici sia proprio l’abitudine a muoverci (quest'anno, lo slogan della Giornata è stato: "Persone Attive! Persone Felici!"). E infatti, pur rinunciando ad una buona dose di spontaneità, questa pratica sta diventando una vera e propria questione collettiva, supportata però da una nuova forma di consapevolezza. È un po’ come se si stesse vagliando una nuova scoperta scientifica (al pari di un farmaco!).

 

Provo allora per un attimo ad entrare nel merito dei risvolti prettamente psicologici dell’abitudine al movimento.
Bisogna innanzitutto riconoscere che una qualsiasi azione a cui tendiamo, al di là delle specifiche definizioni che assume l’attività prescelta, deriva dallo stimolo che scatena l’obiettivo prefisso e dalla rete di relazioni che al contempo lo sostiene. Sul piano oserei dire metodologico, in una fase iniziale, risulta essenziale puntare all’educazione della persona. Quindi è utile avvalersi dell’impiego misurato  delle metafore o dei paradossi e dell’esercizio di una creatività che raramente passa attraverso i suggerimenti di amici, familiari o colleghi. Così facendo, l’obiettivo stabilito viene raggiunto per stadi, in maniera graduale e consapevole, e si coltiva l’opportunità d’immaginare che può dimostrarsi estremamente valida per godere del presente e intraprendere la successiva fase di cambiamento.
Nei fatti, la persona passa all’azione concreta quando condivide un gesto e, quindi, quando decide di trasferire una passione, garantendo la propria presenza fisica e mentale.
 Ed il bello è che quando l'azione fa rima con la passione, tutto questo accade e basta, aggirando persino il limite delle sovrastrutture. All’improvviso, infatti, accade che l’entusiasmo stabilisce regole riconoscibili solo agli appassionati, che si scoprono attenti a delle direttive che si danno loro stessi. Sto parlando di regole ispirate ad un senso di libertà che viene favorito da una consapevolezza crescente e sostenuto da un comprovato metodo per crescere felici, quello dell’attitudine al gioco.
 In sostanza, per raggiungere la fase di mantenimento (in cui la soluzione al problema diventa non solo sostenibile ma anche espressione di un comportamento socialmente utile) è fondamentale che l’azione maturata faccia rima con passione.
In tutti gli altri casi, cambiano le regole, vengono meno le sinergie vere, e il pensiero domina il corpo privandolo del suo valore.
Credo che il danno più grave di una vera vita sedentaria sia proprio qui, nell'assenza della rima su cui sto insistendo, che purtroppo può verificarsi senza dare scandalo, passando quasi inosservata.
Praticare e promuovere lo sport significa dedicarsi alla propria salute, dal punto di vista fisico, mentale, emotivo e relazionale. La verità è che una persona decide di agire quando raggiunge la consapevolezza di stare meglio, quando si rende conto che sta facendo qualcosa per se stessa e per gli altri.


… e se allora fosse meglio educare le persone piuttosto che instradarle?