triangolo pitagoraTra i buoni propositi di quest'anno ne avevo uno bello pesante: non sprecare tempo ad arrabbiarmi, a causa di situazioni per le quali avrei potuto fare poco o nulla, e devo ammettere che proprio in questi giorni stavo per cedere alla tentazione, ma invece no, non lo farò! Semmai, ne parlo a gennaio.
Per chiudere in bellezza l'anno solare, mi è venuta in mente un'altra cosa: cercare le parole giuste a testimonianza dello sforzo dell’ultimo periodo, quello diretto a formulare meglio la cresibilità, che per chi si fosse sintonizzato solo ora è il paradigma sul quale lavoriamo dal 2013. La molla che mi ha fatto decidere è stata sicuramente la meraviglia di ricevere un'improvvisa serie di domande sull'argomento; che io speri d'incuriosire è sicuro, ma è altrettanto vero che non so porre freno allo stupore quando accade. Fatto sta che adesso mi tocca spiegare più precisamente il termine. 
Henri Poincaré sosteneva che una connessione innovativa e funzionale tra elementi già esistenti fosse sinonimo di creatività; ecco, il nostro sforzo nasce da qui. Facciamo di tutto per correlare i settori della cresibilità e per far sì che il sistema sportivo, negli anni avvenire, possa avvantaggiarsene concretamente.
Gli scopi principali di tanta laboriosità sono tre: tradurre la teoria nella pratica e viceversa; sistematizzare una modalità applicativa fruibile dai professionisti; integrare creatività, sensibilità e qualità. E tre sono anche gli elementi di approfondimento su cui elaboriamo le ipotesi d'intervento. Provo ad elencarli.
La creatività, in quanto capacità cognitiva, è ormai presente in letteratura con dei dati consolidati e delle fonti bibliografiche notevoli e prevenienti da tutto il mondo. Considerando l’applicazione nell’età dello sviluppo, prevede un ambito d'intervento molto esteso che comprende, per esempio, le funzioni esecutive. Lavorandoci continuativamente da quattro anni, stiamo analizzando le prime ricadute degli strumenti messi a punto sul piano metodologico.
La sensibilità, intesa in chiave fisiologica, corrisponde alla percezione di quello che il sistema nervoso rileva attraverso i sensi ed è associata a molteplici campi d’indagine, alla misurazione psicofisiologica, neuropsicologica e all’utilizzo, più recente, della realtà virtuale. Trattandosi di un processo psichico strettamente collegato al corpo e alle sue specifiche caratteristiche, il suo valore all’interno del paradigma è imprescindibile ed è consigliabile lavorarci a partire dall’infanzia.

La qualità, infine, affonda il suo significato nell’ambito delle neuroscienze e se nella prima fase di evoluzione del modello è stata il costrutto maggiormente critico, ora è quello che sta dando gli effetti più insperati.
I
l dato da cui siamo partiti è che trasformiamo in consapevolezza solo ciò che attenzioniamo per un tempo sufficiente e, grazie a questo processo, apprendiamo dall’esperienza, caratterizzando in maniera astratta le nostre sensazioni. Le qualità personali delle percezioni - che Rodolfo Llinás definisce qualia - rappresentano, in effetti, le controparti mentali delle proprietà concrete dell'ambiente (in particolare, per esempio, degli oggetti) e come tali derivano dai più basilari processi di computazione neurale.
E qui arriva il bello! Sì, perché integrando la qualità con gli altri costrutti (creatività e sensibilità), eravamo ispirati al contempo dalla necessità di misurarla e dalla difficoltà di farlo; pensavamo, per esempio, quanto fosse complesso rilevare la percezione di un suono rispetto alla registrazione di un tempo. E allora abbiamo guardato indietro ed evidenziato come il sapere scientifico abbia tradotto gradualmente l’ordine qualitativo in quello quantitativo ed affermato così il valore della misurabilità e delle operazioni di calcolo. Quindi, sul piano della qualità, abbiamo preso atto che attualmente la modalità con cui uno stimolo si presenta debba comprendere non solo la possibilità di essere osservata con precisione, ma anche la considerazione accurata delle variazioni percettive individuali di fronte lo stesso stimolo. Ecco, io credo che proprio questo passaggio, tanto sottile quanto significativo, sia il fulcro di un’interfaccia uomo-macchina ancora più efficace e la sfida necessaria per scongiurare una futura generazione di atleti automi.
Questo è oggi un abstract della cresibilità, non so prevedere dove potrà arrivare, ma conosco le direzioni che ha intrapreso e i lavori previsti per il 2020. Quest’anno, intanto, per non “sballare” ci fermiamo qua!