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"Spunti sportivi"

rita levi montalcini"Se il modello sociale della superstar milionaria è illusorio, quello del finto dilettante che dedica quindici anni
a un lavoro precario e sommerso per poi trovarsi senza educazione, risparmi e prospettive, è drammatico."

Flavio Tranquillo - giornalista

 

Siamo prossimi al Black Friday, ciò vuol dire che dicembre è dietro l’angolo, ma non è l'unico segnale degno di nota. Le pubblicità natalizie, infatti, sono già in onda televisiva e le luci in strada sono in fase di montaggio, almeno qui a Pescara. Ahinoi, ci sarebbe anche da dire che la Regione in cui vivo, l’Abruzzo, è diventata zona rossa, ma la collettività si sta adoperando al meglio. Sono semplici dettagli di una quotidianità concreta che resiste al peso dell’inevitabile, così come l’argomento di questo mese che non c'entra niente.
È successo tutto nello spazio di tre giorni. È stato amore a prima vista.
L’ho comprato online, senza guardare la copertina e sorvolando sull'estratto. Non saprei dire come sia successo, ma è andata precisamente così. L’ho letto in meno di 24h e l’ho riletto in quelle successive per recuperare appunti che nella foga avevo annotato. Al terzo giorno ho scritto una prima recensione, in attesa di essere pubblicata, e ora eccomi qui a chiudere la filiera, dando voce a una sensazione mista di confidenza e ispirazione.
Nel complesso è stata un’esperienza piuttosto strana. Sono passata dall’eccitazione di riconoscere un pensiero conforme al mio, alla curiosità di leggere le citazioni di alcuni dei miei autori preferiti, David Wallace, Johan Huizinga, Marguerite Yourcenar, Erich Fromm.
Non saprei cosa mi ha lasciato più stupita, se la cornice economica in cui sono inseriti i temi o il sollievo di scoprire di non essere io una visionaria.
Ho imparato parole che non conoscevo, approfondendo il significato delle esternalità positive, della soft power e dell’area strategica di affari. Al di là di ogni mia più rosea aspettativa, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con il concetto di sostenibilità come non mi era mai capitato in un libro di sport, apprezzando l’accenno al capitale umano nel secondo capitolo.

progettazioneDalla presentazione di un veicolo a quattro ruote (Giovanni Fontana, 1420) alla fatidica formulazione del vocabolo bicicletta (William Hume, 1888), sono intercorsi cinque lunghi secoli di trasformazioni, durante i quali una molteplicità di personaggi ha contribuito tenacemente alla riuscita del velocipede (Leonardo Da Vinci e Cristoforo Colombo sono alcuni esempi). Ad oggi, se assumiamo le possibilità che offre la bicicletta e le prime sensazioni di libertà e di indipendenza che può garantire a chiunque, è assolutamente lecito gloriarci dell’esito fruttuoso che hanno avuto le incalcolabili modifiche trascorse.
Sulla base di questa breve digressione sul passato, dovremmo, a questo punto, essere maggiormente predisposti per condividere le seguenti considerazioni, di carattere generale, su di un mezzo di locomozione tanto vecchio quanto sofferto.
Proviamo, per un attimo, a chiudere gli occhi e ad immaginare la prima pedalata di un bambino sulla sua bicicletta con le rotelline ... . Bene, adesso, facciamo lo sforzo di andare oltre quello che vediamo ad occhi chiusi, e sentiamo il coraggio di quel bambino, così meravigliato della sua stessa capacità di fare tutto da solo (sorpresa che sopraggiunge solitamente con la rapidità di una saetta).
Purtroppo, la memoria preclude, a ciascuno di noi, la possibilità di ripescare così lontano nel passato, ma, senza ombra di dubbio, le emozioni legate alla suddetta esperienza sono state eccezionali per chiunque le abbia provate. Per qualcuno potranno anche essere state spiacevoli (qualcuno infatti avrà imparato sbucciandosi troppe volte gomiti o ginocchia), ma le emozioni proprie di un gesto motorio così importante, assumono un valore enorme durante la crescita di un bambino.

rita levi montalcini"Soprattutto, non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì."
Rita Levi Montalcini - scienziata

 

Malgrado tutto, ancora una volta l’autunno è decollato, siamo passati all’ora solare e io eccomi qua ad ingegnarmi per dare voce all’idea del mese. Vista la confusione del momento è stato più naturale del solito spulciare tra i vantaggi all’orizzonte, magari anche complice l’attuale panorama sportivo per cui il cambiamento è quasi una direzione obbligata.
Dando un occhio a quello che accade, l’attività fisica si sta riscattando e l’urgenza di affermarla ha rotto i confini entro cui veniva collocata. Da qui potrei partire per parlare di quanto le persone fisicamente educate potrebbero incidere sugli stili di vita di chi non vede soluzioni e si lamenta o sulle capacità di chi crede nell’approccio autarchico delle Federazioni sportive e mantiene una logica autoreferenziale. Ma non è quello che voglio fare per questo mese di ottobre.
Ci sono, infatti, due notizie che ritengo valide per chi ama lo sport. Una riguarda la seconda edizione del Vans Checkerboard Day, che si terrà giovedì 19 novembre. L’altra, la partnership tra Adidas e Lego®, che dopo le sneaker in edizione limitata Originals zx 8000 Lego® è pronta a lanciare i primi prodotti ufficiali per il prossimo dicembre.
La ragione per cui non posso non parlarne è che hanno in comune la creatività, su cui lavoro insistentemente da dieci anni all’interno di un mash-up di fattori interdipendenti. Secondo il modello di riferimento che ricerco, i due progetti che ho riportato si definirebbero cresibili e hanno finalità e presupposti del tutto consistenti sia in termini sociali che scientifici.
Molto concretamente, credo non sia cosa da poco elargire 1 milione di dollari anche se parliamo di un marchio statunitense come Vans. Lo scopo dell’azienda è sottolineare il ruolo della creatività nel favorire l’individuo e la comunità rispetto alla salute mentale e al benessere globale, valutate le conseguenze del periodo di isolamento dovuto alla pandemia. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto sorprendermi leggendo un esempio italiano tra gli enti di beneficienza; viste le peculiarità della tradizione del nostro Paese, non sarebbe stata neanche tanto una sorpresa, ma comunque niente di fatto. Forse non è il momento, o lo è per rovesciare gli stereotipi e riconoscere l’eccellenza delle due multinazionali, una tedesca e l’altra danese, che parallelamente mirano a costruire l’identità creativa dei futuri atleti.

progettazioneQuando si parla della prestazione di un ciclista, così come di ogni altro sportivo, si fa riferimento ad un comportamento che è estremamente tangibile e che, in quanto tale, differisce dal processo di apprendimento che, invece, sta dietro ed è invisibile. Ormai, gli allenatori dovrebbero essere, pienamente, consapevoli che, per determinare la qualità della prestazione, occorre realizzarne simultaneamente più aspetti; infatti, il progetto di tutelare la prestanza fisica dell’atleta, rinnegandone i meccanismi mentali, continua a rivelarsi un dispendio di energie.

Non è così raro che un soggetto tecnicamente talentuoso si dimostri carente sotto il profilo mentale e, quindi, incapace di fornire prestazioni di alto livello.

Comunemente, quando si considerano le capacità fisiche di base, si sente parlare di forza, di resistenza, di velocità oppure di scioltezza; diversamente, se si approfondiscono gli aspetti tecnici, si prendono in considerazione, soprattutto, l’equilibrio, la fluidità dei movimenti, l’orientamento o i tempi di reazione. Infine, se si chiamano in causa gli aspetti mentali, vengono inflazionati costrutti come: la fiducia in sé, la capacità di attenzione e quella di gestire gli stati emotivi ed i livelli di attivazione.
Ma come fare per condurre l’atleta all’espressione migliore di tanti aspetti in un’unica occasione, come può essere la singola partita o la gara di ciclismo?
Per conferire concretezza alle premesse, è opportuno specificare le modalità per ottimizzare un qualsiasi allenamento, a prescindere dalla specificità legata alla disciplina sportiva.
Principalmente, va ricordato che gli atleti tendono a realizzare migliori prestazioni in un ambiente nel quale vengono informati, si sentono coinvolti e respirano un’atmosfera di completa fiducia. Il problema, assolutamente attuale, è che tali ragguagli per quanto siano lapalissiani, di rado trovano un riscontro nella realtà e continuano a rivelare un carattere che è fortemente empirico.
Vediamo, di seguito, quali sono i passaggi che un allenatore “in regola” dovrebbe automatizzare.