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Caro Mauro,

grazie per aver trattato di sport e per averlo fatto nell’intento di scuotere il sistema! A me è sembrato questo. Il lungo post che hai scritto sul tuo profilo Facebook mi ha fatto riflettere. Un po’ meno le accuse generiche riportate tra i commenti nella pagina che la Gazzetta dello Sport ti ha riservato. La tua disamina sugli elementi che compongono lo scenario sportivo presta il fianco naturalmente ad ulteriori ragionamenti. Oggi è piuttosto insolito separare l’ambito della diffusione della pratica sportiva da quello dell’educazione. Sono due azioni distinte. Complementari, ma distinte. Lo sport nel tempo ha visto evolvere il suo significato. Anch’io sono propensa a parlare di cultura sportiva o come preferisci di cultura del movimento; anche se da dieci anni a questa parte, quando desidero dare un senso alle trasformazioni future, mi trovo molto bene nel fare riferimento alla definizione europea di sport. Sarebbe auspicabile che un domani alcuni aspetti fondanti del settore venissero affinati in maniera meno auto-referenziale e più permeabile, proprio per far sì che se anche cadesse un meteorite non tutto andrebbe perso. Sto pensando alla formazione, alle professionalità, al capitale umano e ai sistemi lavorativi. Perché, ad oggi, questi ultimi sono un dato di fatto e forse bisognerebbe anche riflettere se chiamarli ancora volontariato.
Il tuo accenno alla creatività come elemento di salvezza mi dà da pensare. C’è sicuramente molto di vero nelle tue idee sulle strategie da assumere in situazioni di emergenza; solo mi pare errata la loro divulgazione in rapporto ad un evento temporalmente vicino. Grazie ad una serie di collaborazioni, nel 2013 sono riuscita a brevettare un paradigma, quello della cresibilità. Al suo interno mi occupo di sensibilità, creatività e qualità sportiva. Ci lavoro insistentemente perché sono dell’opinione che, facendo bene sul piano della qualità diventi più agevole la ricerca di soluzioni avanzate e più credibile l’utilizzo della creatività. Nel 2012 mi è piaciuto molto il tuo intervento a Stasera sono qui. In quell’occasione, ho avuto modo di ammirare la compiutezza e l’originalità della trama. Tra i contenuti accennavi alla richiesta di salute del nostro Paese proprio come ne stai parlando ora, in qualche modo a testimonianza del tuo essere stufo di partecipare a eventi di settore.
 Mi dispiace che tu sia stanco, Mauro, ma è proprio ora che bisogna prendersi cura delle persone appassionate di sport. I calcoli a cui ti riferisci, anche se non li vuoi fare più, ora bisognerebbe farli addirittura meglio, come bisognerebbe stendere delle meta-analisi ad hoc, e valutare in maniera strutturata gli interventi sul campo.

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Lo scorso mese ho annunciato che avrei approfondito la Legge Regionale che stava per essere promulgata. Poi, naturalmente lo è stata il 23 giugno 2020. Si tratta della n. 15, Medicina dello Sport e tutela sanitaria delle attività sportive e motorie, pubblicata sul BURA il 26 giugno, in vigore dal 27.
In realtà ho già trattato delle esperienze che sono state fatte in Abruzzo, nell'ambito della psicologia, in favore della medicina dello sport e mi sembra ormai evidente che ritengo si tratti di un settore particolarmente importante per il lavoro che svolgo. Quindi, è altresì chiaro che la diffusione di una legge innovativa, incentrata sulla qualità del servizio da riservare ai cittadini, interessati o appassionati alle attività sportive di ogni genere e livello, mi ha obbligato a stare sul pezzo. E non dico sia stato pesante, ma ridefinire delle prospettive per provare a dare un contributo è stato uno sforzo non trascurabile. Tant'è che per alleggerire il lavoro ho seguito un iter preciso.
Primo, tralasciare il timore che fosse come immaginavo.
Secondo, prendere contatti diretti con chi ha firmato la legge.
Terzo, scaricare il testo dal BURA per leggerlo attentamente e confrontarlo con quello precedente.
Ultimo, ma non per importanza, capire se e come potevo aver sbagliato.
Alla fine della fiera, questa mattina mentre facevo colazione e immaginavo queste parole, ho realizzato che all'interno di questa cornice la psicologia deve solo stabilire se vuole mettersi al servizio della salute dei cittadini che praticano o intendono praticare sport.
Infatti, l'articolo 1 della Legge Regionale n. 15 recita: la Regione Abruzzo provvede, nell’ambito della programmazione sanitaria, alla promozione dell’educazione sanitaria motoria e sportiva della popolazione quale mezzo efficace di promozione, mantenimento e recupero della salute fisica e PSICHICA ed assicura la tutela sanitaria dell’attività sportiva, promuovendo l’organizzazione e lo sviluppo degli interventi relativi alla Medicina dello Sport.
Pertanto, nel momento in cui dovesse deciderlo, ritengo che tra le righe ci siano i presupposti perché una professione sanitaria come la psicologia ottenga un riconoscimento ufficiale vedendosi associata alla medicina.

Personalmente, la perseveranza con cui avvaloro questa possibilità è solo una minima parte della mia convinzione onesta e ragionata che nel settore sportivo, sempre più complesso e più specialistico, la psicologia abbia il diritto assoluto di intervenire in maniera costante ed operativa in favore della salute delle persone. Credo, appunto, che una programmazione sanitaria rivolta alla qualità e all’innovazione si valuti anche da questi particolari. E non voglio dire che mi sembra arretrato scindere il piano psichico da quello fisico, ma ritengo sia controproducente che la psicologia venga relegata esclusivamente ai contesti in cui ci si occupa di prestazione e risultati correndo il rischio calcolato di essere disattesa e screditata.

misurazioneNei mesi scorsi l’avevamo annunciato agli iscritti alla nostra newsletter. Come Centro di Psicologia dello Sport di Pescara, siamo finalmente partiti nel promuovere l’indagine sul profilo attitudinale degli adolescenti di età compresa tra i 14 e i 20 nel settore sport (al momento la procedura è online).
Il questionario nasce dall’impegno rivolto al settore giovanile e dall’obiettivo di prevenire l’abbandono sportivo tramite una valutazione adeguata, collegando scuola, sanità e sport.
Al di là delle difficoltà sopraggiunte di recente, il lavoro sta prendendo forma per volere delle dottoresse Margherita Sassi (Responsabile del CPSP) e Daniela Fonte (Responsabile del Settore Ricerca, CPSP), psicoterapeute e psicologhe, che dal 2018 stanno insistendo perché il linguaggio tra ambienti che condividono lo sviluppo dei giovani sia lo stesso e segua i medesimi principi.
I dati raccolti serviranno a procedere nel lavoro di validazione e standardizzazione del questionario, in programma tra le azioni integrate per la cultura sportiva 2020.
Lo scopo è quello di ricercare le attitudini degli adolescenti in rapporto all'agonismo e non solo, facendo riferimento a fattori come: percezione del sé fisico, comportamento assertivo, relazioni sociali, luogo di controllo, autostima, auto-efficacia e consapevolezza delle emozioni. Naturalmente la compilazione è del tutto anonima e verrà proposta anche attraverso i canali social del CPSP (Facebook, Instagram e Linkedin) con un link di accesso diretto al test.

progettazioneSiamo entrati nel mese di giugno e, a quanto pare, la pandemia molla un centimetro per volta, non di più.
Se mi fermo a riflettere sul settore lavorativo, la maggior parte di noi sembra assorbita dalle conseguenze dei mesi trascorsi e lo s'intravede dai processi di auto-formazione, dalle ricerche in corso e dallo stravolgimento repentino di alcune attività. Sento persone parlare di emergenza dovunque e, nello sport, adoperarsi per una situazione che continua a definirsi come un’incognita.
Okay, in realtà io faccio un po' a botte con questo modo di procedere, ma è un problema mio. Quello che, invece, vorrei condividere è che se, in prima battuta, ci siamo fatti travolgere ed è stato normale, ora dobbiamo riprendere quello che stavamo facendo ed i progetti per cui ci battevamo e sbattevamo. Se ci garantiamo la lucidità di stabilire da dove ripartire, come farlo e cosa mantenere dei programmi sospesi, sarà più semplice ripartire per tutti.
Ognuno avrà i suoi modi, i suoi tempi, ma il mio è un invito collettivo e non posso non farlo all'interno di questo spazio. Quindi, come di consueto, riparto da una notizia attuale, che mi riguarda direttamente e che, forse, mi può aiutare nel provare ad essere più incisiva.
Prendo spunto dal seguente comunicato stampa di giovedì scorso (28 maggio).

 

Legge medicina dello sport, l’Abruzzo rivoluziona la tutela sanitaria delle attività sportive.