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"Spunti sportivi"

alicante 2015

Per diverse ragioni è la prima volta dopo tanti anni, forse una decina, che non seguo gli Australian Open. Eppure oggi mi sono messa a selezionare l’argomento su cui avrei espresso il mio punto di vista e una volta scartata la controversia tra Sport e Salute e CONI, ho deciso che sì, avrei scritto della vittoria di Djokovic su Medvedev in finale a Melbourne.
Per farlo sono andata a ritroso. Ho approfondito come si è svolto il torneo, il tabellone, alcune curiosità, gli highlights degli ultimi match, e così ho finito per focalizzarmi sulle capacità con cui Djokovic ha messo fuori gioco l’avversario. In tutto questo giro, quello che ho capito meno è stato il dispiacere di Roberta Vinci e il disappunto di altri per l’atteggiamento di un giovane Medvedev che arrivato in fondo ad uno Slam si è ritrovato anche costretto a dimostrare di avere carattere senza potersi permettere di uscire dal match e di sbagliare. Che poi, si sa, sono le partite di questo genere l’atout per affermarsi come uno stratega consistente. E allo stesso tempo, sono i problemi non risolti al momento necessario a stimolare quella creatività irrinunciabile che potrebbe completare un giocatore.
Credo che il dato di fatto sia molto più semplice di quello che si vuole far credere.
Djokovic è un adulto di 33 anni, con una competenza acclarata e una consapevolezza di sé e dei propri limiti, che lo rende umile e anche solo per questo un vincente.
Medvedev è un giovane di 25 anni, sbarcato a Melbourne con 20 vittorie di fila addosso (12 delle quali con dei Top 10), e un bisogno continuo di controbilanciare il sistema di ricompensa con una capacità di controllo cognitivo di recente conquista.

PPC5

PESCARA - Ad oggi la volontà di tutelare la salute delle persone continua a consolidarsi anche, ma non solo, in virtù della consapevolezza crescente della relazione passante tra una corretta attività fisica o sportiva ed una buona condizione psicofisica. A favore di questo ‘sapere’ è ovvio che i provvedimenti politici e sanitari dovrebbero proseguire sia nel promuovere che nel sostenere la pratica sportiva tra i giovani e l’attività fisica tra gli adulti e gli anziani. Ravvisato che l’estate è agli sgoccioli e che le stagioni imminenti favoriscono la percezione degli ostacoli all’esercizio fisico, l’obbligo di rinnovare l’impegno a sensibilizzare alla pratica fisica o sportiva chi preferibilmente se ne allontana è più che mai presente. Tali azioni andrebbero stabilite con tutte le persone, giovani e meno giovani, che desiderano destinare parte del loro tempo libero ad una sana e consapevole attività fisica o sportiva. Se la fotografia più recente degli abruzzesi, tra i 6 e i 12 anni, evidenzia il problema della sedentarietà e la ricerca scientifica rivela che “un bambino obeso ha il doppio di probabilità di diventare un adulto obeso”, il bisogno di contenere il fenomeno è certo. In questo senso sarà utile per tutti partire da un presupposto acclarato: mentre i giovani fanno sport per divertimento e per scoprire le loro abilità, con il passare degli anni le motivazioni evolvono: l’adulto fa movimento per soddisfare, principalmente, l’esigenza di tenersi in forma, di stare all’aria aperta, di allentare le tensioni e di prevenire alcune tra le malattie più diffuse.

Svolgere un’attività fisica regolare, moderata e consapevole significa investire sul proprio benessere psicofisico, così come innalzare la qualità della propria vita vuol dire favorire la crescita di una vita relazionale (familiare, lavorativa e sociale) piena ed armonica.

alicante 2015

Di solito, a capodanno faccio tappa in giro per l’Europa e vado in cerca di qualche spunto attraverso il quale affinare il mio lavoro. In un modo o nell’altro, trovo sempre qualcosa: un impianto sportivo, una palestra scolastica da visitare, uno spaccato significativo da cui ripartire. Ma questa volta le difficoltà non hanno reso possibile niente di tutto questo, eppure il 2021 ci aiuterà a ripensare il nostro modello sportivo, come spesso succede nelle situazioni di crisi.
Presto impareremo insieme dall’insolita esperienza che stiamo facendo, ci renderemo conto che non si può reiterare una visione lineare dell’attività sportiva: promuovere-avviare-allenare-competere, perché non è più sufficiente, e non vedo motivi per credere lo diventi. L’idea stessa di sport va rimessa in discussione, bisogna andare oltre le storie e le vite degli atleti di punta a cui tendere, e mettere in luce la possibilità di una trama interconnessa di micromondi, fatta di professionisti, giovani atleti e persone abituate al movimento.
Lo scenario che ci attende potrà essere un invito implicito per le associazioni sportive disposte a rivedere il modo in cui i diversi settori lavorano insieme. L’obiettivo generale dovrà rispondere alla necessità di instaurare uno scambio continuo e proficuo tra categorie giovanili, attività rivolte al benessere e prime squadre. A questo andrà aggiunta la disponibilità a dialogare meglio con ciascuna persona coinvolta, dovrà essere un impegno sistematico e collettivo, che si tratti di genitori, clienti privati o pubblici, associati a vario titolo parte dell’organizzazione. Perché è anche questo che ora manca e rallenta i tempi della ripresa: le persone non sono al corrente, non conoscono e faticano a capire, quindi pur volendo non possono spendersi per un mondo che abitualmente parla a nome loro pur rendendole parte integrante.
Lo sport è chiaramente un trampolino per le questioni sociosanitarie oltre che psicopedagogiche e formative, e consente di connettersi gli uni agli altri. Ma quanti sono gli impianti che dispongono di un luogo di incontro dedicato dove ricevere ogni genere di organismo esterno: scuole, associazioni, fondazioni? E qual è lo spazio per le sfide sociali che lo sport consente di esplorare? Esistono davvero dei margini di autonomia e di innovazione che gli staff applicano in Società?

Mi piace l’idea di concepire nuovi modelli di preparazione e di allenamento in cui la partecipazione dei clienti sia meglio valorizzata. L’arricchimento del mondo sportivo è subordinato a una maggiore apertura ed è questo il momento ideale per accettarlo; l’abitudine di rimanere centrati sulla propria specificità e sulle diverse forme di specializzazione ha impoverito un settore oggi evidentemente fragile.

newsletter 2021 Con quale proposito è partito il 2021?
Noi stiamo realizzando uno dei primi: cambiare newsletter. Vogliamo farlo al meglio, ma questo lo sapremo nei prossimi mesi.
Chi è già iscritto alla precedente non ha bisogno di fare nulla. Entro una decina di giorni riceverà la prima. Intanto si può prendere nota che la periodicità di invio sarà mensile, tra il 25 e il 28.
Chi ricorda di essere iscritto ma non riceverà nulla, può scegliere se dare un occhio nello spam, chiederci di controllare nella nostra mailing list o molto semplicemente

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Cosa significa questo per noi?
Continuare a realizzare la nostra vocazione mettendoci al servizio di sportivi e non sportivi e divulgando una cultura che tenga presente i tre pilastri del nostro lavoro:
- competenza;
- educazione;
- cresibilità®.
I traguardi che continuiamo a raggiungere sono tangibili e li utilizzeremo per crescere come collettività e creare esperienze valide per ciascuna persona.

Quali saranno i cambiamenti?
La newsletter è pensata per contenere 6/7 link da approfondire.
Volendo dare continuità a quanto proposto fino ad ora, anche le prossime newsletter conterranno un “Punto di vista” (#PdV) e le iniziative del Cpsp, ma a questo aggiungeremo quattro novità:
1. il numero corrente della rubrica “Prima pensavo che” (#PPC), sui temi evergreen della psicologia dello sport (salute e benessere, sport agonistico giovanile, professionismo, organizzazioni sportive, ecc.);
2. un “esempio pratico” per atleti o tecnici riguardante l’allenamento mentale o l’apprendimento motorio;
3. una “lettura sportiva” consigliata;
4. una breve rassegna delle “news sportive” più rilevanti (bandi, progetti, partnership, eventi …).