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progettazioneAnche oggi, allo scoccare delle dodici e trenta, è arrivata puntuale la chiamata d’ufficio. A turno, potrebbero essere Tim o Vodafone, ormai è assodato, e se sono impegnata neanche mi alzo. Ma oggi ero lì, affianco al telefono e istintivamente tacchete, ho risposto. Quasi senza volerlo, mi sono ritrovata in piedi vicino alla finestra che parlavo con un giovane psicologo, iscritto all’Albo da pochi mesi, desideroso di sapere del servizio di formazione individuale descritto sul nostro sito.
Ci siamo detti un po’ di cose per una decina di minuti, alla fine mi ha ringraziato e si è congedato con una richiesta affatto insolita, ovvero come avrebbe potuto fare per scegliere un buon corso di psicologia dello sport.
Appunto.
Ho risposto prospettando la presenza di un’offerta estesa e diversificata sul territorio nazionale, impossibile purtroppo sia da monitorare che da valutare, in quanto non ci sono parametri con cui stabilire la qualità di quello che c'è e nemmeno un albo ufficiale di consultazione. In sintesi, non vige alcun obbligo di adeguarsi a disposizioni particolari per elaborare un programma nel settore e quindi ognuno è libero di proporre quello che vuole.
La telefonata si è conclusa a stretto giro, entrambi sembravamo tuttosommato soddisfatti, lui di aver raccolto le informazioni che cercava, io di aver occupato la linea telefonica alla compagnia di turno. Alla fine della fiera, un suggerimento preciso avrei anche potuto darlo, ma sarebbe stato un filtro e visto che a pagare non sono io, non me la sono sentita.
In effetti, qui in Italia, queste situazioni sono sempre un po’ delicate e la difficoltà è dovuta al fatto che l’intervento di uno psicologo dello sport costringe ad una professionalità approfondita e multidisciplinare ed è molto improbabile che un corso sia strutturato sulla corposità della disciplina. Molto spesso, infatti, cosa succede? Che si faccia riferimento con maggiore efficacia ad un solo ambito; l’esempio più evidente, per intenderci, è quello in voga della preparazione mentale.

progettazioneDa ragazza sentivo forte la complicità del 1° gennaio e avviavo puntuale i progetti ad inizio anno. Ora le tempistiche sono cambiate, ma trascurare la fase di decollo di questo 2020 è impossibile, e svelare la mia propensione ad affrontare i problemi di lavoro mi sembra un bel modo per onorare la tradizione.
Ogni progetto sportivo al quale mi dedico, poco importa se grande, piccolo o di quale ambito esso sia, rappresenta per me una sperimentazione sul campo tramite cui aggiungo sicurezza e precisione al metodo che utilizzo.
Progettare è una questione di pratica e mi richiede un approccio sistematico fatto di regole, operazioni, valori oggettivi, che con il tempo trasformo in strumenti. Non è qualcosa di assoluto e definitivo e non significa raggiungere risultati particolari. Piuttosto ha a che fare con la cura dei rapporti umani implicati e il mio modo di processare le diverse strategie d’intervento, magari scoprendo dei dettagli che metto a disposizione degli altri.
Un modo efficace con cui io procedo è quello di identificare uno ad uno gli aspetti salienti del mio lavoro, scegliere il più adatto al contesto, studiare approcci e collegamenti, capire i problemi, trovare le soluzioni e coinvolgere l’ambiente nella sua complessità.
Ormai ho assodato che l’importante è non sentirmi in dovere di fare sempre e tutto, ma adoperarmi implementando tempi e spazi di esecuzione. I lavori possono rientrare in programmazioni medio-lunghe, lunghissime o concludersi in una settimana.

pocket S8* Autore: Margherita Sassi

* Produttore: Centro di Psicologia dello Sport, Pescara CPS-P

* Dimensioni: cm 10.5 x 7.5, n. 8 pagine, chiuso

* Carta semplice: un foglio A4, colore bianco

* Involucro: cartoncino di colore verde, blu o rosso, a seconda del contenuto, con molletta/graffetta

* Costo compreso nella quota di iscrizione all’aggiornamento

* Uso dichiarato: pocket informativo

* Funzionalità: questo strumento svolge due funzioni: una è quella di informare, l’altra di organizzare la cresibilità in tre sezioni: creatività, sensibilità e qualità

triangolo pitagoraTra i buoni propositi di quest'anno ne avevo uno bello pesante: non sprecare tempo ad arrabbiarmi, a causa di situazioni per le quali avrei potuto fare poco o nulla, e devo ammettere che proprio in questi giorni stavo per cedere alla tentazione, ma invece no, non lo farò! Semmai, ne parlo a gennaio.
Per chiudere in bellezza l'anno solare, mi è venuta in mente un'altra cosa: cercare le parole giuste a testimonianza dello sforzo dell’ultimo periodo, quello diretto a formulare meglio la cresibilità, che per chi si fosse sintonizzato solo ora è il paradigma sul quale lavoriamo dal 2013. La molla che mi ha fatto decidere è stata sicuramente la meraviglia di ricevere un'improvvisa serie di domande sull'argomento; che io speri d'incuriosire è sicuro, ma è altrettanto vero che non so porre freno allo stupore quando accade. Fatto sta che adesso mi tocca spiegare più precisamente il termine. 
Henri Poincaré sosteneva che una connessione innovativa e funzionale tra elementi già esistenti fosse sinonimo di creatività; ecco, il nostro sforzo nasce da qui. Facciamo di tutto per correlare i settori della cresibilità e per far sì che il sistema sportivo, negli anni avvenire, possa avvantaggiarsene concretamente.
Gli scopi principali di tanta laboriosità sono tre: tradurre la teoria nella pratica e viceversa; sistematizzare una modalità applicativa fruibile dai professionisti; integrare creatività, sensibilità e qualità. E tre sono anche gli elementi di approfondimento su cui elaboriamo le ipotesi d'intervento. Provo ad elencarli.
La creatività, in quanto capacità cognitiva, è ormai presente in letteratura con dei dati consolidati e delle fonti bibliografiche notevoli e prevenienti da tutto il mondo. Considerando l’applicazione nell’età dello sviluppo, prevede un ambito d'intervento molto esteso che comprende, per esempio, le funzioni esecutive. Lavorandoci continuativamente da quattro anni, stiamo analizzando le prime ricadute degli strumenti messi a punto sul piano metodologico.
La sensibilità, intesa in chiave fisiologica, corrisponde alla percezione di quello che il sistema nervoso rileva attraverso i sensi ed è associata a molteplici campi d’indagine, alla misurazione psicofisiologica, neuropsicologica e all’utilizzo, più recente, della realtà virtuale. Trattandosi di un processo psichico strettamente collegato al corpo e alle sue specifiche caratteristiche, il suo valore all’interno del paradigma è imprescindibile ed è consigliabile lavorarci a partire dall’infanzia.